Fiat 500, la sua storia, in attesa dell’elettrica

È sul mercato dal 2007. A breve arriverà quella nuova, eppure resta la citycar più “cool” di tutte

18 gennaio 2020 - 6:30

4 luglio 2007. Fiat lancia la 500 del Terzo Millennio, 50 anni esatti dopo la “Nuova 500” disegnata da quel genio di Dante Giacosa. E io c’ero (nel 2007). La sera stessa di quel 4 luglio parto da Milano direzione Berlino. Poi Amburgo. E in successione Rotterdam, Londra, Parigi, Biarritz, Madrid, Barcellona, Roma, Milano. L’entusiasmo che riscontro, insieme ai due colleghi in auto insieme a me, ha dell’incredibile, anche perché non accenna a calare nemmeno al di fuori dei confini nazionali. Da allora ho avuto la fortuna di guidare le auto più prestigiose del mondo. Ferrari, Aston Martin, Bentley, Lamborghini, ecc.. Eppure, l’euforia generata dalla 500 nel 2007 non si è mai ripetuta. Trombe di camion, clacson urlanti, applausi, sguardi di approvazione e pollici verso l’alto. Io, Thomas e Valerio, questi i nomi di chi è in macchina con me, capiamo che il momento, nel suo piccolo (molto piccolo, ok), è storico.

L’ATTESA È STATA RIPAGATA

Tanto calore attorno alla 500 non ha una sola origine. La principale, comunque, è ragionevolmente quella affettiva. Anche chi non ha mai avuto la 500 di Dante Giacosa non può non averne apprezzato le forme tonde e armoniche, le proporzioni che sfiorano la perfezione, nella sua semplicità di auto per il popolo progettata per motorizzare gli italiani al minor costo possibile. Linee reinterpretate magistralmente e applicate a un corpo vettura decisamente più grande (come impongono leggi di mercato e di sicurezza negli anni Duemila) e moderno. Sì, sui giudizi estetici è sempre meglio astenersi, però con la 500 di Roberto Giolito e del suo team si può fare un’eccezione: il risultato è straordinario. E i riscontri commerciali (ancora oggi dopo 13 anni) sono il suggello definitivo.

DA “POPOLARE” A “COOL”

Il secondo motivo di tanto entusiasmo è l’abilità di Fiat nel creare un vero e proprio “fenomeno” mediatico attorno all’auto. Un processo iniziato, a dire il vero, prima del 4 luglio. Come? Fra le altre cose, con uno spot TV che ripercorreva gli ultimi 50 anni della storia d’Italia. Il terzo motivo, che si ricollega al primo, è la grandissima abilità degli uomini marketing nel trasformare un prodotto legato al concetto di “low-cost” (quando ancora questa definizione doveva essere inventata) in uno status symbol. Un po’ quello che riesce a BMW con MINI qualche anno prima, anche se in una fascia di mercato leggermente diversa e con un prodotto – la MINI di Alec Issigonis – che già storicamente era posizionato più in alto.

BASE FIAT PANDA

L’impresa compiuta da Giolito e da tutte le persone che, a vario titolo, hanno messo mano alla 500, è ancor più grande se si tiene conto di un fattore non da poco: la base è quella della Panda. Il che, com’è facile immaginare, pone dei vincoli non indifferenti. Passo e carreggiate, tanto per cominciare, sono “fissi”. In comune con la Panda (quella in commercio fino al 2012) c’è anche lo stabilimento di Tychy, in Polonia. Questo però, nostalgie Made in Italy a parte, è un punto di forza. Una garanzia di qualità, grazie agli elevatissimi standard vigenti in quella sede e che già consentono alla Panda di essere riconosciuta come una delle citycar meglio costruite, più solide e affidabili sul mercato.

IMMANCABILE, ARRIVA ANCHE L’ABARTH 500

Che 500 sarebbe senza la sua versione Abarth? Tempo un anno e gli smanettoni hanno di che sorridere. Più precisamente, quella che nasce nel 2008 non è una Fiat 500 Abarth, bensì un’Abarth 500. Un anno prima, infatti, a Torino decidono di fare dello Scorpione un marchio a sé stante. Prima auto del neonato marchio è la Grande Punto, ma a rappresentarlo al meglio è proprio la 500. Si parte con 135 cv, ma l’escalation di potenza, specializzazione racing e versioni speciali continua senza tregua.

Così, nel tempo, fioccano potenze fino a 180 CV, le varianti 595 e 695, Tributo Ferrari ed Edizione Maserati. Non mancano dotazioni come il differenziale autobloccante, cerchi fino a 18″, cambio a innesti frontali e versioni a due posti (695 Biposto appunto). Nel 2009, è invece il momento della 500C: non una cabrio vera e propria, dal momento che i montanti rimangono, ma l’effetto cielo aperto è comunque garantito.

LE BASTANO POCHI RITOCCHI

Così uguale, così diversa. La 500 piace e a nessuno, per fortuna, viene mai in mente di stravolgerne l’aspetto. Esteticamente, le modifiche più pesanti sono dunque quelle che hanno portato quella sorta di isola in mezzo ai fari posteriori e reso più moderno il frontale. Sotto la carrozzeria, però, il lavoro è continuato incessante. Uno dei primi interventi correttivi ha interessato il retrotreno, che inizialmente tendeva a rimbalzare un po’ troppo negli avvallamenti. Successivamente, il 1.400 aspirato a benzina da 100cv è stato rimpiazzato dal TwinAir 0.9, il quale a sua volta ha portato al debutto il sistema Start&Stop.

INTERNI 2.0

Anche l’abitacolo è stato rivisto: alle lancette si è sostituita la strumentazione digitale by Magneti Marelli. Numerosi inoltre gli adeguamenti della gamma alla domanda. Alcuni allestimenti hanno cambiato nome; dotazioni a pagamento sono diventate di serie, ecc.. Il tutto, senza dimenticare che la fantasia del marketing Fiat trova con facilità disarmante delle occasioni buone per creare serie speciali. Vintage ’57, Mocha-Latte, Cattiva, GQ Edition, Gucci… E se a Torino le linee produttive sono già pronte per accogliere la nuova 500e, l’elettrica, la generazione attuale non si dà certo per vinta: è stata appena presentata, infatti, in versione mild-hybrid.

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