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NELLA MACCHINA DEL TEMPO

Prima di esplorare nel dettaglio quest’auto, spingiamo il tastino rewind e andiamo indietro nel tempo. Com’era la prima Ford Fiesta presentata oltre 40 anni fa? Era innanzitutto più corta di quasi 50 cm (47 per la precisione), più stretta di 16 cm e più bassa di 12 cm rispetto al modello attuale. E pesava molto di meno: circa 700 kg contro i 1.100 kg di oggi. Una Fiesta minion! La versione entry level montava un motore da 957 centimetri cubi capace di 47 cavalli: oggi la corrispondente versione monta un 1.1 da 70 cavalli. Le cose sono cambiate, e parecchio. Negli anni ha subito trasformazioni e cambiamenti rivelandosi sempre molto apprezzata dal pubblico, soprattutto quello giovanile. E oggi si propone di farlo di nuovo proponendo forme grintose e rinnovate nei dettagli e un sistema multimediale di ultima generazione.

SEMPRE CONNESSI

Rispetto alla precedente generazione, questa Fiesta punta a portarsi al passo dal punto di vista dell’infotainment con la migliore concorrenza. La tecnologia corre forte e oggi anche alle auto più compatte è richiesto di inserirsi nel mare magno di quella tecnologia digitale sempre più presente nelle nostre vite. Per questo motivo Ford offre l’innovativa tecnologia SYNC 3 (di serie sulla versione Titanium in prova) grazie alla quale si può connettere il proprio smartphone alla vettura e controllare sullo schermo della console centrale conversazioni telefoniche, messaggi, musica e navigazione. Infatti, tramite le app Apple CarPlay e Android Auto, lo schermo dello smartphone viene visualizzato direttamente su quello dell’auto. A listino quattro allestimenti: abbiamo la versione Plus, Titanium, ST e Vignale. Sulla versione base la tecnologia SYNC 3 abbinata allo schermo da 6.5’’ si paga 350 euro, sulle altre versioni è di serie. Il più grande schermo da 8’’ con navigatore integrato (non disponibile per Plus) costa invece 400 euro.

CUORE ECOBOOST

Ad aprire il sipario dei motori ad oggi proposti troviamo due benzina 1.1 da 70 e 85 cavalli destinati alle anime tranquille che percorrono pochi chilometri prevalentemente in città. A seguire, asso nella manica di Ford e vincitore di numerosi premi come miglior motore nella sua categoria, troviamo  il tre cilindri EcoBoost nelle declinazioni di potenza 100, 125 e 140 cavalli. Fiero rappresentante della filosofia del downsizing, questo 1.0 è stato lanciato nel 2012 allo scopo di scardinare i pregiudizi riguardo a quei motori con un cilindro in meno. Obiettivo raggiunto, visto che ora il tre-in-linea-turbo lo propongono praticamente tutti i marchi. I punti chiave di questa unità propulsiva sono il turbocompressore, l’iniezione diretta di benzina e la fasatura variabile delle valvole. Per esser più precisi, il motore adotta la tecnologia Ti-VCT (Twin Independent Variable Camshaft Timing) che permette di variare anticipo e ritardo sia per l’aspirazione che per lo scarico. Se non si fosse capito, qui siamo di fronte a una perla di tecnologia.

DIESEL NELL’OMBRA

Nonostante i Diesel vivano un po’ nell’ombra del fratello EcoBoost, su Fiesta Ford ne propone due livelli di potenza di 85 e 120 cavalli entrambi da 1.5 litri. Sono motori a quattro cilindri adatti a chi percorre molta strada. L’auto in prova monta la versione da 85 cavalli che eroga ben 215 Nm ed è abbinato a un cambio manuale a 6 rapporti. La Casa dichiara percorrenze dell’ordine dei 24 km/l in città e di oltre 30 km/l su percorsi misti. L’abbinamento motore-cambio garantisce sulla carta di poter affrontare anche lunghe tratte autostradali senza particolari problemi. Rispetto alla 1.1 a benzina di pari potenza l’auto pesa 50 kg in più.

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Ricordo quando, da piccolino, andavo a sbirciare quel telo un po’ annerito nell'auto-officina del nonno. Là sotto sonnecchiava, nascosta come una principessa nel suo castello, un'Alfa Romeo Duetto color panna. Imploravo il nonno di farmela vedere: tachimetro e contagiri mi guardavano come due occhioni grandi grandi. Rimanevo incantato a fissarli. Ma presto non bastò più. Come quando si trova un forziere nascosto: per un po' lo si fissa senza parole, ma poco dopo lo si vuole già aprire. Io la volevo sentire accesa! Sfiancavo il nonno e alla fine lo convincevo. Per accenderla ci voleva una tecnica minuziosa. Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, bisognava trattarla come la ragazza di cui si è innamorati. La si vorrebbe tutta e subito (sognavo spesso di girare la chiave e farla partire al primo colpo) e invece bisogna forzarsi ad essere equilibrati, un passo alla volta. Andava accarezzata, dovevi rispettare i suoi tempi. Quando partiva era un momento magico: l'avevi aspettata e corteggiata, ora era lì per te. Il gorgoglìo del bialbero, il ticchettio dei 40 doppio corpo… Questo fu l’inizio di quello che oggi sono diventato: un ingegnere meccanico giorno per giorno sempre più innamorato di ogni cosa sia mossa da un motore.