Da Flop a Top

6 aprile 2017 - 10:04

Sottovalutate in passato, oggi le più amate dai collezionisti

Quando arrivarono sul mercato fecero storcere il naso a molti. Considerate poco attraenti, troppo “classiche” o addirittura non in linea con la tradizione dei marchi che rappresentavano, vennero snobbate e relegate al ruolo di cenerentole. Poi gli anni passarono, i gusti degli automobilisti cambiarono e certe soluzioni old style, o all’opposto certi azzardi stilistici e tecnici, iniziarono a riscuotere successo. È così che alcune delle auto più sottovalutate dalla critica e dal pubblico sono tornate in voga. Oggi, dieci di quelle vetture sono divenute veri e propri must tra i collezionisti, ricercate febbrilmente sul web – come testimoniato dal portale d’annunci AutoScout24 che, nel 2016, ha registrato oltre 100mila richieste per ciascun modello – e ammirate in occasione dei raduni. Ecco la top ten dei flop del passato, spesso con una storia problematica alle spalle, ora baciati da un’insperata fortuna.
Ferrari Mondial 8

La Dino 308 GT4 non aveva riscosso il successo sperato. Secondo Enzo Ferrari, il flop era legato non alla configurazione coupé 2+2 a motore centrale, bensì alle linee di Bertone. Per questo motivo venne realizzata, nel 1980, la Mondial 8. Una 2+2 disegnata da Pininfarina e caratterizzata da un aspetto classico, sebbene portasse al debutto le canalizzazioni a lamelle laterali successivamente enfatizzate dalla Testarossa. Al telaio tubolare, con una sezione posteriore smontabile per agevolare la manutenzione, si accompagnava un V8 3.0 da 214 cv, successivamente evoluto nella configurazione a quattro valvole per cilindro. Realizzata in poco più di 700 esemplari, oggi vale circa 40.000 euro.
Maserati Biturbo

Voluta da Alejandro de Tomaso, che nel 1976 aveva acquisito la proprietà della Casa del Tridente dalla Citroën, la Biturbo doveva essere un modello dai grandi numeri. Grazie al prezzo competitivo (poco più di 22 milioni di lire al lancio), venne prevista una produzione di almeno 5.000 esemplari all’anno. L’obiettivo non fu mai raggiunto a causa dei problemi di affidabilità. Presentata nel 1982, la coupé italiana adottava un V6 biturbo benzina da 2,5 litri e 192 cv per i mercati esteri, da 2,0 litri e 180 cv per l’Italia. Oggi è un cult grazie alle linee tese e aggressive. Il valore medio è al momento di poco superiore agli 11.000 euro.
Ferrari Dino 308 GT4

Riprende il nome di fine Anni ‘50 delle monoposto di Formula 1 made in Maranello. Dino era il diminutivo di Alfredo, il figlio di Enzo Ferrari spentosi nel 1956 dopo aver preso parte alla progettazione di un 6 cilindri. La vettura poteva contare su di una nutrita serie di novità per l’epoca quali il primo V8 del Cavallino collocato centralmente, il comando della distribuzione a cinghia dentata e una linea resa immortale da Bertone. La Dino 308 GT4, coupé 2+2 lanciata nel 1974, adottava un 8 cilindri a V 3.0 alimentato mediante 4 carburatori a doppio corpo così da erogare 230 cv. Apprezzata per prestazioni e doti dinamiche, non convinse a livello di design. Oggi è una delle Ferrari più ambite dai collezionisti, complice un prezzo medio “accessibile” di circa 44.000 euro.
Porsche 914

Prodotta in joint-venture da Volkswagen e Porsche dal 1969 al 1975, è una vettura tipo “targa”, quindi con il tettuccio rigido amovibile, e il motore collocato centralmente. Alla Casa di Stoccarda spettò il compito di progettare il telaio e le sospensioni a quattro ruote indipendenti, mentre il disegno della carrozzeria venne affidato alla Karmann. Le motorizzazioni disponibili erano due, entrambe boxer – a cilindri contrapposti – con raffreddamento ad aria. Più precisamente un 4 cilindri Volkswagen 1.7 a iniezione da 80 cv e un 6 cilindri Porsche 2.0 a carburatori da 110 cv. Troppo costosa per essere una Volkswagen e troppo lenta per essere una Porsche, pagava lo scotto di prestazioni non esaltanti. Oggi è una vettura da intenditori, rintracciabile a meno di 20.000 euro.
Fiat 130

Nel 1969, alle porte della crisi petrolifera, la Fiat decise che era tempo di produrre una granturismo in grado di competere con le blasonate berline BMW e Mercedes-Benz. Esteticamente sin troppo classica, poteva contare su soluzioni tecniche all’avanguardia per l’epoca come le sospensioni a ruote indipendenti, il cambio automatico a 3 rapporti di serie, l’impianto frenante a quattro dischi corredato del servofreno e il motore V6 2.9 da 140 cv (nel 1970 portato a 160 cv). Un propulsore, purtroppo, “assetato” al punto da affossare la carriera dell’auto. Adottata dalle istituzioni politiche del tempo, ha oggi un valore medio di circa 8.700 euro.
Lancia Gamma

È stata la prima ammiraglia prodotta sotto l’egida Fiat. Tecnologicamente avanzata, adottava dei 4 cilindri boxer 2.0 e 2.5 da, rispettivamente, 120 e 140 cv. Unità caratterizzate dalla distribuzione ad alberi a camme in testa e dalla struttura in alluminio. Disegnata da Pininfarina e prodotta a partire dal 1976, era proposta in configurazione sia coupé sia berlina. La trazione era anteriore – una soluzione tecnica tutt’altro che scontata per l’epoca – e la linea aerodinamica. Efficace e divertente da guidare, venne affossata dalla crisi energetica. La berlina vale oggi circa 5.500 euro.
Alfa Romeo Alfa 6

Presentata nel 1979 con l’obiettivo di competere con le berline di fascia medio-alta sia italiane sia straniere, venne soprannominata “Alfona” per la somiglianza con la “sorella minore” Alfetta. Adottava il celebre V6 2.5 Busso a carburatori, integralmente in alluminio e forte di 158 cv. Le linee squadrate risentivano dell’anzianità del progetto, datato 1973 ma congelato per oltre un lustro a causa della crisi petrolifera. Una caratteristica che ne affossò la carriera, al pari dei consumi elevati, sebbene la vettura risultasse dinamicamente appagante. Un esemplare in buone condizioni vale 8.700 euro.
Citroën SM

Considerata da molti la migliore auto mai prodotta dal Double Chevron, era una granturismo d’alto livello realizzata in partnership con la Maserati. Robusta e potente, venne lanciata nel 1970. Il propulsore era opera della Casa del Tridente. Si trattava, nel dettaglio, di un V6 2.7 da 170 cv alimentato mediante tre carburatori doppio corpo Weber e assistito dalla distribuzione a doppio albero a camme per bancata. Avveniristica tanto nella meccanica quanto nel design, la linea a goccia era in anticipo sui tempi, destò scalpore anche per l’abitabilità (poteva contare su 4 posti veri) e la tenuta di strada. Caratterizzata dalla trazione anteriore e dallo sterzo a servoassistenza variabile, una novità per l’epoca, venne affossata da un prezzo troppo elevato e dalla crisi petrolifera. Oggi vale mediamente 31.500 euro.
Fiat Argenta

L’ultima vettura di grande serie a trazione posteriore costruita dalla Casa torinese. La Argenta, così denominata in omaggio ad Argenta Campello, figlia di Maria Sole Agnelli, era una berlina di classe medio-alta prodotta dal 1981. Troppo simile esteticamente e meccanicamente alla precedente 132, di cui viene addirittura considerata un restyling, manteneva il retrotreno ad assale rigido – una soluzione superata per l’epoca – e non brillava né per prestazioni né per tenuta di strada. Disponibile con motori 1.6 e 2.0 a benzina, oltre che con un 2.5 Diesel, nel 1985 cedette il passo alla Croma. Oggi vale 3.200 euro.
Renault 6

Un’auto nata all’ombra della sorella minore, vale a dire la mitica R4. Razionale ed elegante, era stata concepita nel 1968 quale alternativa più spaziosa alla citata R4, con la quale condivideva il pianale, dato che la futura best seller Renault era stata accolta inizialmente con freddezza. Alle sospensioni a ruote indipendenti si accompagnavano il passo diversificato tra lato destro e sinistro, una caratteristica comune all’R4, oltre al motore e alla trazione anteriori. Il propulsore di 845 cc erogava 38 cv. Oggi vale 2.000 euro.

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