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Programma Artemis, la NASA ritarda il ritorno sulla Luna

Articolato in tre fasi, il programma che riporterà l’umanità sulla Luna è stato rimandato ad almeno il 2025 a causa di vari intoppi tra cui pandemia, budget insufficiente e dispute giuridiche

Era stata fissata dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre era ancora in carica, la scadenza del 2024 per il ritorno dell’umanità sulla Luna. Una deadline particolarmente ambiziosa forse anche secondo la NASA, ma che il tycoon aveva ottimisticamente immaginato in concomitanza con la fine del suo secondo mandato, prima di essere battuto alle presidenziali del 2020, vinte invece da Joe Biden.

Trump a parte, pandemia, budget insufficiente e dispute giuridiche hanno costretto l’Agenzia governativa a rivedere il programma Artemis e posticiparlo a non prima del 2025. 

Le cause

Gli intoppi riguardano soprattutto una controversia legale avviata dalla Blue Origin nei confronti della NASA. La società di Jeff Bezos aveva perso l’appalto, assegnato invece alla SpaceX di Elon Musk, per la realizzazione del sistema di atterraggio sulla superficie lunare. Dopo il ricorso da parta della Blue Origin, la causa si è conclusa lo scorso 4 novembre con l’assegnazione dei lavori alla SpaceX, che però hanno subito un ritardo. 

Un altro problema significativo riguarda i fondi stanziati dal Congresso, che non basterebbero a ultimare lo sviluppo del sistema di atterraggio e la capsula Orion.

Quando tutto sarà pronto, comunque, la missione si articolerà in tre fasi – denominate Artemis I, II e III – a cominciare da una di tipo preparatorio, seguita da una di avvicinamento e, infine, dall’allunaggio vero e proprio, dove la prima donna e la prima persona afroamericana metteranno piede sul nostro satellite.

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Assemblaggio della capsula Orion sulla sommità di SLS. (NASA)

Artemis I

Artemis I è stata pensata per testare sia le performance del razzo Space Launch System – il più potente mai realizzato – sia della capsula Orion. Nonostante priva di equipaggio, tuttavia, questa prima missione ospiterà a bordo 13 satelliti CubeSat, che avranno il compito di acquisire dati in vista della programmazione delle future fasi del programma.

Il viaggio di Artemis I – della durata complessiva di un mese, con rientro della navicella nel Pacifico – punta a spingere Orion più lontano, più veloce e a temperature più elevate rispetto a quanto sostenuto finora da una capsula per il trasporto umano, ovvero oltre 60mila chilometri dalla Luna, 40mila chilometri orari e 2.700 gradi centigradi.

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Un’elaborazione grafica di Starship sul suolo lunare. (NASA)

Artemis II

È con lo step intermedio del progetto Artemis che l’essere umano si avvicinerà di nuovo alla Luna, pur senza effettuare uno sbarco. L’equipaggio, infatti, rimarrà a bordo a circa 7mila chilometri dalla faccia lunare nascosta, con l’obiettivo di testare il pilotaggio manuale della navicella Orion, a seguito della separazione dall’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), uno stadio a ossigeno e idrogeno liquido usato anche durante la Artemis I. Con la differenza che, se nella prima missione ICPS servirà per spingere la capsula verso la Luna, in questo caso la porterà in un’alta orbita terrestre per essere utilizzato, successivamente, come bersaglio per le operazioni manuali. 

Il compito di condurre Orion nell’orbita translunare, invece, sarà affidato all’European Service Module dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

L’equipaggio, che resterà a bordo della navicella una decina di giorni, dovrà anche testare i vari sistemi di comunicazione, nonché quelli di supporto vitali, anche durante le sessioni di esercizio fisico, tra le attività previste dagli astronauti.

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Elaborazione grafica di un astronauta durante un’attività extra veicolare. (NASA)

Artemis III 

Sebbene non sia ancora stato reso noto il sito dove avverrà l’allunaggio, sono state diffuse le informazioni relative alle caratteristiche che la zona dovrà avere: un’illuminazione solare idonea ad assicurare sufficiente luce da utilizzare come fonte di energia e ridotti sbalzi termici; un adeguato posizionamento che garantisca le dovute comunicazioni con la Terra; vicinanza a zone di ombra perenne come possibili fonti di ghiaccio; terreno conforme al landing, al movimento del rover e alle passeggiate lunari. Al contrario, si conosce già l’area dove allunerà il rover Viper, ovvero in prossimità del Cratere Nobile al polo sud lunare, una delle zone più fredde del Sistema solare.

A più di 50 anni dall’indelebile impronta lasciata sul suolo del nostro satellite da Neil Armstrong nel 1969 con la Missione Apollo 11, Artemis III riporterà l’essere umano sulla Luna ma, questa volta, il privilegio del primo passo sarà dato a una donna, per affermare che l’umanità, nel corso di questi decenni, è cambiata e si è evoluta. 

L’allunaggio della missione Artemis, inoltre, rappresenterà il preludio di ciò che sarà in seguito possibile effettuare grazie al Gateway, la base orbitante a 380mila chilometri dalla Terra: una nuova stazione per l’esplorazione della Luna e del Sistema solare. La NASA, inoltre, ha affermato di  aver individuato nella Starship di SpaceX lo Human Landing System che porterà gli astronauti americani nuovamente sul satellite.

Lì, sono previste almeno quattro Extra Vehicular Activity (EVA), necessarie per il recupero di una trentina di chili di campioni lunari da riportare a Terra.

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