Orbital Reef, l’hotel nello spazio di Jeff Bezos

Blue Origin e Sierra Space stanno sviluppando una stazione spaziale commerciale per il 2025: una destinazione orbitale a uso misto, concepita per affari e viaggi, che creerà un nuovo ecosistema aperto a commercio, ricerca, turismo extraterrestre e consapevolezza globale

La nuova corsa allo spazio è inarrestabile. Da quando, a maggio 2020, abbiamo assistito al primo lancio spaziale da parte di una società privata, la SpaceX, i voli extraterrestri sono stati sempre più frequenti, tanto che ormai notizie del genere sono diventate quasi la normalità. Tutto gira intorno ai tre miliardari Elon Musk, Richard Branson e Jeff Bezos, che si sfidano incessantemente per spostare sempre più in là l’asticella e segnare nuovi traguardi. Protagonista nelle ultime ore è il magnate di Amazon, che ha annunciato la realizzazione di una stazione privata orbitale chiamata Orbital Reef per il commercio, la ricerca e il turismo extraterrestre. 

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Un render di Orbital Reef e dei suoi moduli. Credits: Blue Origin

Un nuovo ecosistema

Costruita da Blue Origin in collaborazione con Sierra Space – con il supporto di aziende dell’industria spaziale tra cui Boeing, Redwire Space, Genesis Engineering Solutions e Arizona State University – Orbital Reef aprirà il prossimo capitolo dell’esplorazione e dello sviluppo umano nello spazio, facilitando la crescita di un ecosistema vivace e di un modello di business per il futuro. Gestita dalla compagnia spaziale di Bezos come un parco commerciale a uso misto, Orbital Reef sarà una stazione privata intorno all’orbita terrestre bassa, diventando il primo hotel spaziale destinato anche ai turisti che decidono di intraprendere un viaggio di piacere intorno alla Terra.

«Per oltre sessant’anni, la NASA e altre agenzie spaziali hanno sviluppato voli orbitali e abitazioni spaziali, preparandoci per il decollo delle attività commerciali in questo decennio» ha affermato Brent Sherwood, vicepresidente senior dei programmi di sviluppo avanzato per Blue Origin. «Amplieremo l’accesso, ridurremo i costi e forniremo tutti i servizi e le amenità necessari per normalizzare il volo spaziale. Un fertile ambiente aziendale crescerà nell’orbita terrestre bassa, generando nuove scoperte, nuovi prodotti, nuovi intrattenimenti e consapevolezza globale».

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Il modulo principale di Orbital Reef. Credits: Blue Origin

 

Caratteristiche

L’avamposto inizialmente si affiancherà, per poi sostituirla, alla Stazione Spaziale Internazionale, che dovrebbe essere ritirata tra il 2028 e il 2030. Questa rivoluzionaria azienda spaziale destinata ai privati e su cui si potrà di fatto vivere e lavorare, avrà un sistema di alimentazione, un modulo centrale, una parte abitativa e un modulo scientifico. In tutto, 830 metri cubi di volume pressurizzato – poco meno della superficie interna di un Boeing 747 – che potranno ospitare fino a dieci persone. Caratterizzata da un’architettura incentrata sull’uomo con servizi e comfort di alto livello, al modulo base di Orbital Reef potranno poi essere via via collegati altri spazi.

Essendo la principale destinazione commerciale in orbita terrestre bassa, la stazione di Bezos fornirà l’infrastruttura essenziale necessaria per scalare l’attività economica e aprire nuovi mercati nello spazio. Il trasporto spaziale riutilizzabile e il design intelligente, accompagnati da automazione e logistica avanzate, ridurranno al minimo i costi e la complessità sia per gli operatori spaziali tradizionali, sia per i nuovi arrivati. Proprio in quanto destinata a molteplici utilizzi, Orbital Reef fornirà ogni genere di servizi per le necessità dei diversi clienti: dalle agenzie spaziali, alle compagnie high-tech, fino ad agenzie di viaggio, media, imprenditori finanziati e sponsor.

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Il Single Person Spacecraft di Genesis Engineering Solutions per le escursioni spaziali.

Le aziende coinvolte nel progetto

Blue Origin prevede di costruire i moduli principali e di utilizzare il razzo New Glenn per portarli in orbita; Sierra Space fornirà, invece, il modulo LIFE, Large Integrated Flexible Environment, un elemento in grado di espandersi nello spazio, e svilupperà anche dei moduli di collegamento. Per portare astronauti e merci verso la stazione verrà, inoltre, usato il Dream Chaser, attualmente in fase di sviluppo da parte di Sierra Nevada Corporation nella sua versione cargo per rifornire la ISS a partire dalla fine del 2022.

Boeing, invece, svilupperà un modulo scientifico, operazioni a bordo della stazione e manutenzione della stessa, e fornirà la capsula Starliner per il trasporto di astronauti in orbita. Redwire Space si occuperà di ricerca e produzione in microgravità; Genesis Engineering Solutions svilupperà un sistema di Single Person Spacecraft per operazioni turistiche e di manutenzione della stazione: una sorta di capsula personale per operazioni di routine ed escursioni turistiche. La Arizona State University sarà, infine, alla guida di un consorzio internazionale di enti di ricerca e università interessati alla ricerca a bordo di Orbital Reef.

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Un render di Orbital Reef. Credit: Blue Orogin

Un futuro eccitante

«Abbiamo riunito un gruppo internazionale di oltre una dozzina di università per lavorare sull’etica e le linee guida della ricerca, su come possiamo mettere a frutto tutta la nostra esperienza nella scienza, nella ricerca e nella produzione a bassa gravità per aiutare le nazioni, le aziende e gruppi che desiderano accedere a Orbital Reef» ha aggiunto Lindy Elkins-Tanton, vicepresidente dell’Iniziativa Interplanetaria dell’ASU e Principal Investigator della missione NASA Psyche. «Si tratta di credere collettivamente nel nostro futuro e di portare la scienza e l’ingegneria a sostenere un domani migliore, estremamente eccitante».