Aprilia Tuono V4 1100 Factory vs BMW S 1000 R, sfida a tutta emozione

3 ottobre 2017 - 22:10

Sono due tra le moto più desiderate dagli smanettoni. Tra le più efficaci su strada e in pista. Tra le più affascinanti per suggestioni e dotazione. Le abbiamo messe una accanto all’altra, per una sfida incentrata più sulle sensazioni che sulla tecnica. Per sapere tutto su come sono fatte leggete la prova dell’Aprilia Tuono V4 1100 Factory e una carrellata sulle novità del modello 2017 della BMW S 1000 R.
Aprilia Tuono V4 1100 Factory – 18.190 euro franco concessionario

Chi pensa che sia sufficiente un manubrio alto per mascherare l’indole sportiva della Tuono sbaglia di brutto. Deriva dalla sorella RSV4, punto e basta. Me lo conferma il modello 2017, sulla scia delle Tuono che ho guidato in passato, a due e quattro cilindri. Mi lascio subito conquistare dal ritmo, che martella fin dall’avviamento del motore quattro cilindri a V, un capolavoro di meccanica ben valorizzato dalla ciclistica e dall’elettronica di contorno.

La notevole altezza della sella e l’ampio raggio di sterzata non ne fanno una compagna ideale per il commuting urbano, dove peraltro esalta grazie all’emozionante rumore di scarico. Noi, però, l’abbiamo portata lontano dalla città, lungo strade dove la sua vocazione emerge con nettezza. Curve e tornanti, brevi allunghi e frenate decise, asfalto levigato, buon grip e pochissimo traffico: Mottarone, tra il lago d’Orta e il lago Maggiore.

Il comfort è scarso, e del resto il compatto cupolino può ben poco al cospetto delle velocità che la Tuono raggiunge in pochi secondi. Ma questo è un dettaglio che chi sceglie una moto così non considera nemmeno, o dimentica ben presto, saziato dalla guida tutta incentrata sulle emozioni.

Se ciclistica, motore ed elettronica sono i tre pilastri tecnici della moto, è difficile capire quale contribuisca in modo determinante a modellare la guida della Tuono V4. Di sicuro la splendida alchimia di questi tre elementi crea una combinazione unica, come quella che si nasconde nel cratere di un vulcano appena prima dell’eruzione.

Superata la difficoltà di fare manovra da fermo e a bassissima velocità, bastano pochi metri e le prime curve per percepire il lavoro delle sospensioni: scorrono e copiano, si accucciano in frenata e non si siedono in accelerazione. Il bilanciamento tra avantreno e retrotreno garantisce un assetto molto efficace: percorrere la giusta traiettoria e spingere la spalla del pneumatico anteriore contro l’asfalto in ingresso e in uscita di curva è immediato e gratificante.

Il manubrio largo invita a osare e rende più facile la guida, cercando l’angolo di piega giusto con la percezione di avere sempre il pieno controllo della moto. La posizione in sella è funzionale esclusivamente alla guida sportiva ma non è poi così affaticante sulle medie distanze, quelle che si possono percorrere tra un pieno di benzina e il successivo.

I 175 cavalli non suonano affatto stonati nel pacchetto, grazie alla ciclistica efficacissima e all’elettronica sempre presente senza essere invasiva. Basta una rapida occhiata al cruscotto (completo e dall’aspetto racing) per rendersi conto della frequenza degli interventi e del fatto che il pilota ne percepisca soltanto una parte. Il controllo di trazione interviene senza sacrificare la velocità e soprattutto il gusto di guida. In più c’è l’acceleratore Ride By Wire di ultima generazione, che dialoga con i corpi farfallati e la centralina: non ricordo nessun gradino oppure on-off nelle riaperture del gas. Meglio ancora quando si sfrutta l’accelerazione con le marce basse, seconda e terza, con l’avantreno che cabra verso l’alto, il tutto controllato dall’elettronica, che gestisce l’angolo di impennata con indiscutibile efficacia.

Le prestazioni trovano ciclistica ed elettronica con cui sfidarsi in un emozionante tiro alla fune. In perfetto equilibrio, gli elementi della guida trovano la giusta collocazione, tanto che diventa difficile desiderare altro. Intanto si affaccia un pensiero: l’Aprilia Tuono V4 è sovradimensionata per le nostre strade, i limiti di velocità e le condizioni dell’asfalto. Perché fa tutto con facilità e tanta, troppa naturalezza.

Nata per il circuito, dove divora i cordoli e mette all’angolo le supersportive con carena integrale, la Tuono V4 1100 Factory può diventare la moto “definitiva” anche su percorsi di misto-veloce, come appunto le strade del Mottarone, dove probabilmente non ha rivali.


BMW S 1000 R – A partire da 13.950 euro chiavi in mano (primo tagliando incluso)

Pur condividendo vocazione e prestazioni con l’Aprilia, la BMW S 1000 R ha un approccio differente. La S 1000 R nasce per fare bene soprattutto nell’uso stradale, e per questo rinuncia alla sportività estrema. In sella si sta più comodi che sull’Aprilia, il raggio di sterzata è molto più ridotto, il motore quattro cilindri in linea è più pastoso e vibra meno. Sulla specifica moto in prova erano montati i seguenti optional:
– colore Motorsport 500 euro
– DTC
– pacchetto Sport: 1.000 euro
– pacchetto Dynamic 1.050 euro
– cerchi forgiati 1.250 euro
– antifurto 240 euro
Il prezzo finale è pari a 17.990 euro.

La S 1000 R, pur giocando la carta delle maxi prestazioni, ha dieci cavalli meno della Tuono V4 (165), ma mette a disposizione un mix di potenza, comfort e carattere decisamente più fruibile. Mi è piaciuto guidarla con le marce lunghe, concedendo qualche secondo da protagonista al paesaggio circostante. Il quattro cilindri in linea è meno esuberante nell’erogazione rispetto al V4, e la moto nel complesso molto meno stressante. La derivazione da una sportiva pura come la S 1000 RR è mitigata dalle sospensioni, con forcella e ammortizzatore tarati per assecondare le deformazioni dell’asfalto. E per il passeggero c’è una ipotesi di collocazione, non contemplata sull’Aprilia.

Il comportamento dinamico è figlio di scelte precise: le sospensioni scorrono, il trasferimento di carico in accelerazione e soprattutto in frenata è più marcato e assicura la dose di comfort indispensabile a una moto che si può usare senza remore tutti i giorni.

La connotazione meno esasperata della S 1000 R, tuttavia, non fa venire meno la validità del confronto, anche perché i 10 cv di gap di potenza non incidono più di tanto, grazie alla sensazione della BMW di poterli usare tutti. All’aumentare del ritmo la BMW mostra il fianco più per l’impostazione della ciclistica che per le prestazioni del motore, con la Tuono V4 che si rivela più agile nei rapidi cambi di direzione e più rapida ad aggredire le curve. Ma adatta soprattutto a mani esperte, che possono gestirla con la necessaria consapevolezza e adeguata capacità.

Preferisco l’Aprilia Tuono V4 1100 Factory a qualunque sportiva, persino per la guida in pista. Adoro il suo manubrio alto e immagino le espressioni basite di chi viene sorpassato in staccata o nel guidato da una moto senza carena. Penso alla BMW S 1000 R, invece, come a una fidata compagna di un weekend tutto da guidare, lungo percorsi stradali dove i mezzi manubri stridono come unghie sulla lavagna. La Tuono V4 gioca e vince il confronto con il cronometro, grazie a ciclistica, motore ed elettronica al massimo livello; la S 1000 R ribatte con l’assetto equilibrato e la coppia del quattro cilindri in linea. Costa meno e non disdegna l’uso a due.

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