Chevrolet Corvette C8, ecco come va con il motore posteriore

Dopo 66 anni, è stata rivoluzionata. I giudizi dei colleghi americani e inglesi che l’hanno guidata

Il coraggio non è mancato, in Chevrolet, quando si è deciso di stravolgere la Corvette. Dopo 66 anni di storia e di successi, la C8 è infatti passata dall’architettura con motore anteriore a quella con motore posteriore/centrale (il noto 6.2 V8 aspirato da 490 cv e 637 Nm di coppia). I motivi che hanno portato a questa scelta sono almeno due. Il primo, tecnico, è relativo al bilanciamento dell’auto: la “migrazione” del motore alle spalle dell’abitacolo migliora la distribuzione dei pesi e, dunque, il comportamento tra le curve.Il secondo, più di carattere strategico (ma non confermato ufficialmente), lo analizziamo in seguito. Concentriamoci ora sul primo e vediamo come si comporta la Corvette C8 nelle prove su strada pubblicate dai più autorevoli magazine stranieri.

“INCREDIBILE IN PISTA, CONFORTEVOLE SU STRADA”

Cominciamo da chi, il cambiamento, potrebbe averlo sofferto più di tutti: i connazionali della Corvette. I colleghi americani di Car and Driver sono invece entusiasti del lavoro svolto dagli ingegneri Chevrolet. Non entrano in dettagli minuziosi circa le sensazioni offerte dallo sterzo, ma scrivono un giudizio molto chiaro: “Le prestazioni sono da supercar, la dinamica di guida è incredibile in pista”. A testimonianza della validità del progetto, ecco la chiosa finale: “Sorprende il comfort su strada e la qualità è decisamente migliorata rispetto al passato”. Non soddisfacente al 100%, invece, il sound del V8, giudicato un po’ troppo timido.

“STABILITÀ E FIDUCIA: CHE PASSO AVANTI GIGANTE”

Non ha il minimo dubbio il tester di Autocar: “Il più grande miglioramento è stato fatto in termini di stabilità e di fiducia alle alte velocità. La Corvette C8 genera un grip sorprendente su ogni tipo di percorso. Non la mettono in crisi nemmeno le sconnessioni, incredibile. Solo quando si esagera col gas in uscita dalle curve più strette il posteriore perde un po’ di grip. Quanto allo sterzo, è davvero rapidissimo”. Il cambio? Rapidissimo nei passaggi di marcia, è molto fluido (in un certo senso fin troppo, quando si guida in modo cattivo) oltre che capace di adattarsi alle più diverse condizioni di guida, dalla strada alla pista.In un quadro di così pronunciato entusiasmo, il tester inglese ha qualche perplessità legata solo ad alcuni dettagli: il fatto che il sedile del passeggero sia un po’ troppo in alto, per esempio, ma anche la difficoltà nel trovare i comandi posizionati sul tunnel.

“DOCILE AGNELLO E LUPO FEROCE”

I giornalisti di Top Gear, non è certo una novità, amano il linguaggio colorito. Per descrivere la doppia personalità della Corvette paragonano la sportiva americana a un docile agnello in modalità comfort e di un lupo feroce quando si selezionano i setup più sportivi. “Se dotata delle sospensioni a controllo elettronico, la C8 assorbe ogni tipo di asperità con una facilità incredibile. Ed è anche molto più silenziosa di quello che ci si potrebbe aspettare”. Poi, però, basta selezionare una delle modalità di guida più sportive, fra le 6 disponibili, per scatenare la belva.Ed ecco che il giudizio di Top Gear si discosta un po’ da quello di Car and Driver e Autocar. “La distribuzione dei pesi 40% all’anteriore e 60% al posteriore la avvicina più alla Porsche 911 che alla Cayman. Bisogna sacrificare qualcosa in ingresso curva e poi affidarsi all’eccezionale motricità, dando gas senza paura. Lo sterzo è rapidissimo, ma rimane un gradino sotto a quello della 911 per comunicatività”.

COMPETE CON LE SUPERCAR

Si citava in apertura il motivo strategico per cui Chevrolet abbia deciso di ripensare la Corvette. Seppure non confermata ufficialmente, la spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che gli americani desiderassero sfilarsi dal confronto, difficile, sul terreno delle granturismo e di posizionarsi su quello delle supercar. Un campo di gioco certo non facile, ma in cui te la puoi giocare di più, se le prestazioni sono all’altezza. Fra le GT, invece, il blasone del marchio, insieme alla cura per le finiture e per i materiali (aree su cui le auto americane arrancano un po’, rispetto alle tedesche), penalizzavano un po’ la Corvette old style.