Prova Ducati Panigale V2
La Supermedia

14 novembre 2019 - 7:51

Red essence, essenza rossa. Con queste parole Claudio Domenicali ha lanciato la nuova Panigale V2. Appena sceso di sella di aggettivi me ne vengono in mente almeno un altro paio: bilanciata e facile. Chi ha avuto modo di provare una Ducati sportiva della serie “piccola” non faticherà a comprendere quello che sto dicendo. La Panigale V2 riporta intatte le sensazioni che ho avuto guidando la 959: è compatta, reattiva, ben appoggiata su sospensioni che lavorano bene e anche ben frenata (senza esagerare). Guidi, ti diverti, giochi. C’è poco da fare: se guidi una maxi moderna ti senti superman, perché sono moto che vanno fortissimo, esaltano con scariche di adrenalina ogni volta che apri il gas ma… per farle andar forte devi saperci fare e avere un fisico allenato. Con moto come la Panigale V2 la prospettiva cambia completamente.

 LA SENTI IN MANO

È potente e va forte, molto, lo chiarisco subito. Però ha un carattere che gestisci, sei tu che la guidi e non lei che ti domina. La Panigale V2 ti fa andar forte con un terzo dell’impegno psicologico e fisico rispetto a una V4 ed è un fatto che meno sei “pro” e più godi di questa facilità di gestione, probabilmente andando più forte.

 TI ASSECONDA

Stabile, mai una reazione scomposta: ti appaga facendo esattamente quello che vuoi, ti fa sentire campione perché con lei il fondocorsa del gas lo senti spesso. Lo so, è un concetto piuttosto difficile da spiegare, tutti pensiamo che il gusto di guida sia proporzionale solo al numero di cavalli e in parte è vero. Ma dopo aver corso nella Supersport 300 che di cavalli ne ha una cinquantina quando c’è bel tempo, vi posso dire che il gusto secondo me arriva anche quando percepisci che la moto la stai usando veramente tutta, che la sfrutti fino in fondo.

SCELTA FILOSOFICA

La Panigale V2 è una sportiva vera. Con quel che costa non è certo un vorrei ma non posso. Consideratela piuttosto una scelta filosofica che vi consentirà di godere della vostra giornata di pista dal primo all’ultimo giro e non di fermarvi dopo qualche turno con le braccia distrutte e la vista appannata. E per come è fatta non vi farà odiare il tragitto stradale perché l’ergonomia (anche in pista) è perfino migliore di quella della V4, cupolino a parte che deforma un po’ la visuale quando si sta in carena.

MOTORE CHE SPINGE

Il motore è una conferma perché nonostante il passaggio all’Euro 5 si è addirittura ringalluzzito. La parte buona in pista arriva poco dopo i 7000 giri e si protrae fino agli 11.000 giri del limitatore, un range utile ampio, supportato peraltro da una curva di coppia molto lineare che non fa percepire picchi reali nell’erogazione e da un motore che si fa trovare sempre pronto quando richiami il gas a centro curva.

APRIRE SENZA PENSARE

Entra in curva senza scomporsi (a meno di non guidare in modo scellerato), scende veloce, omogenea; ti dà un’ottima sensazione di appoggio in percorrenza (soprattutto con le SC2 con cui l’abbiamo guidata) e quando sei alla corda non ci pensi due volte a dar fondo al gas. Quello che ne ricevi è una spinta costante, fluida, che non riesce a mettere in crisi una ciclistica e una elettronica progettate per gestire ben altre potenze. Così finisce che apri il gas senza troppo criterio e la moto non scarta e non impenna, ma va avanti e fa strada. Sensazioni e realtà alla fine si confondono. Hai l’impressione di andare piano, ma poi guardi i tempi e ti sorprendi.

SOSPENSIONI

Mi sento di promuovere le sospensioni al 90%. Nulla da dire sul monoammortizzatore, la taratura mi piace un sacco, la moto trasferisce pochissimo ed è sempre molto “piatta”. La forcella Showa BPF conferma il suo livello di eccellenza: ben sostenuta in staccata, affonda sempre in modo controllato ma è al tempo stesso capace di “copiare” molto bene quando si è in percorrenza e offre quindi un ottimo feeling in ogni situazione di guida. Il limite è molto alto e arriva solo quando stai veramente cercando il tempo e forzi molto la staccata. Lì ti ritrovi a lavorare molto in fondo e a stressare un pelo la gomma anteriore. Questione di tarature più che altro, tutto rimediabile.

IL GIUSTO BILANCIAMENTO

Il bello è che su questa moto, come capita spesso sui modelli di questo segmento, non c’è un elemento che prevale sugli altri: l’amalgama ottenuto tra motore. ciclistica, potenza, peso e agilità è come un piatto preparato alla perfezione. Né salato, né insipido.

FATE LA SCELTA GIUSTA

La Panigale V2 va forte ma non stanca, è agile ma non è nervosa, frena forte (l’ABS Cornering è molto valido) ma è stabile e non si “muove” nemmeno se la maltratti, anche perché gestisce bene questa fase con frizione antisaltellamento e controllo del freno motore. Certo, se cercate violenza e adrenalina, puntate lo sguardo sulla sorella maggiore, che ne regala in abbondanza. Ma il piccolo Superquadro può darvi parecchie soddisfazioni. E credetemi, la Panigale V2 va forte sul serio.

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