Auto elettriche: un’opportunità anche per le compagnie petrolifere

Stiamo attraversando il periodo di transizione definitiva dalla mobilità termica a quella elettrica: come affronteranno la spinosa questione le grandi compagnie petrolifere?

Primi anni Duemila (e fino al 2015, quando scoppia il caso Dieselgate): il motore a gasolio è sulla cresta dell’onda, tutti lo vogliono e c’è quasi una corsa a montarlo anche su cabrio e coupé. Per non dire di Audi e Peugeot, che per anni vincono gare endurance (più la prima della seconda, in realtà), fra cui la 24 Ore di Le Mans, proprio con il motore ad accensione spontanea. Solo fino a pochi anni fa, insomma, nessuno si sarebbe aspettato che le auto alimentate a benzina e gasolio avrebbero subito attacchi sempre più frequenti da parte dei governi. Una situazione normativa così restrittiva da rendere anti economica la produzione di molti propulsori: quelli di piccola cilindrata a gasolio (che infatti sono spariti) e quelli medio-grandi a benzina e a gasolio (come i 3.000cc, per esempio) in particolare.

Non si può fare a meno dell’elettrificazione

Non solo: per rispettare le norme anti-inquinamento è diventata imprescindibile l’elettrificazione, come dimostra il proliferare di mild, full e plug-in hybrid nei listini di quasi tutti i marchi. Insomma, oggi stiamo attraversando una fase di transizione: sono sempre più le Case che hanno dichiarato di voler abbandonare le motorizzazioni termiche a favore dell’elettrico ma i tempi di questo passaggio sono assai incerti, tra future regolamentazioni e oggettivi problemi tecnici, a partire dalla realizzazione di un’adeguata infrastruttura di ricarica.

Di seguito vediamo dunque come tre colossi del petrolio – BP, ENI e Shell – abbiano già iniziato a loro volta la conversione verso questa nuova mobilità. Nel caso di BP e Shell prendiamo come esempio la situazione nel Regno Unito (più avanti di noi nello sviluppo dell’infrastruttura di ricarica), come riportato dai colleghi di Autocar. Sia chiaro: quella che segue non vuole essere un’analisi approfondita, bensì un aggiornamento sulla situazione.

Se volete qualche approfondimento in più abbiamo trattato l’argomento delle colonnine dal punto di vista quantitativo (in Italia e in Europa) e qualitativo, oltre ad avervi fornito qualche dritta sull’installazione di una colonnina a casa.

Colonnine di ricarica Ionity

Il punto della situazione

Prima di addentrarci nel vivo di questa “rivoluzione green” è importante fare il punto. Fino a pochi anni fa le auto elettriche disponibili sul mercato erano ben poche: ad esempio Nissan aveva lanciato la Leaf, un progetto sicuramente ambizioso ma che per vari motivi (primo fra tutti: è arrivata troppo presto) non ha riscosso il successo sperato. Oggi la situazione è ben diversa, vista la disponibilità sempre più ampia di modelli, in tutti i segmenti di mercato e da parte di tutte le Case costruttrici. Per non dire degli incentivi economici messi a disposizione dai Governi di quasi tutti i Paesi più ricchi del mondo.

Nissan Leaf

Basti pensare a Porsche che con la sua Taycan ha elettrificato il concetto di super berlina introdotto in gamma con la Panamera. Oppure a Volkswagen, che ha rivisitato il concetto di Golf con la ID.3, Audi che con la e-Tron GT segue la cugina Taycan e per finire BMW (abbiamo provato di recente la iX3) e Mercedes, che stanno dando vita a una vera e propria famiglia di veicoli green.

E le grandi compagnie petrolifere?

In tutto questo cosa c’entrano le compagnie petrolifere? Chi si occupava di rifornire le auto con i combustibili, oggi e domani si occuperà anche di rifornire le auto di corrente elettrica; insieme, questo non bisogna dimenticarlo, a nuovi attori come Ecotricity, Gridserve e Instavolt (in arrivo con tempistiche diverse sui vari mercati). Insomma: chi vedeva nell’auto elettrica la riscossa contro quei “cattivoni” delle compagnie petrolifere rimarrà deluso. Del resto, con tutto il capitale a disposizione, queste multinazionali possono reinventarsi, rimanendo così sul mercato.

Shell

Shell

Un esempio pratico lo fornisce Shell che ha comunicato che le sue 60.000 colonnine di ricarica presenti ad oggi nel Regno Unito sono destinate a diventare più di 500.000 entro il 2025 e addirittura 2.500.000 entro il 2030.

BP – British Petroleum

Per quanto riguarda il colosso BP, il vice-presidente Richard Ballet afferma che l’azienda britannica sta passando da compagnia petrolifera internazionale ad azienda attiva anche nella fornitura di energia elettrica. L’obbiettivo a lungo termine è di raggiungere il traguardo delle emissioni zero al più tardi nel 2050.

BP - British Petroleum

Molto interessante il tema introdotto da Ballet, che ha spiegato che verranno utilizzate strategie e soluzioni di mercato differenti nei vari Paesi. In realtà come la Cina, per esempio, dove il 90% della popolazione vive in appartamento, l’investimento dell’azienda produttrice di colonnine sarà diverso rispetto all’investimento che la medesima azienda farà in un Paese come il Regno Unito, dove il 60% della popolazione dispone di un parcheggio privato adatto a installare una colonnina da 7kWh per la ricarica veloce.