Indietro
Avanti

LE ORIGINICartolina che mostra l' Anonima Lombarda Fabbrica Automobili

La storia che cambia

Nel lontano 1910 a Milano cominciò a battere il cuoricino di quella che oggi conosciamo come l’Alfa Romeo. Per la verità a quel tempo si chiamava solo A.L.F.A (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) e produceva solo 200 auto all’anno. Passò circa un decennio perché questo acronimo indossasse la veste ufficiale del nome con cui la casa ha scritto sul libro della leggenda. Da allora furono prodotte vetture che non verranno mai dimenticate e che hanno marchiato in modo indelebile il mondo delle competizioni. Ma ora facciamo un balzo in avanti nel tempo perché non è questa l’occasione in cui approfondiremo la storia del marchio. La nostra storia, piuttosto, parte dagli anni 80, gli stessi in cui il mondo assiste al lancio dell’Audi Quattro, una vettura alquanto innovativa. La novità più importante introdotta dal marchio dei quattro anelli, è che tutte e quattro le ruote sono spinte dall’unità propulsiva a 5 cilindri. Quel giorno Audi aveva segnato una svolta che avrebbe cambiato la storia.

Dalle competizioni al quotidiano

Quella tremendamente efficace trazione integrale fu infatti un polo magnetico di attrazione e le case automobilistiche che competevano nel campionato Rally non poterono stare a guardare. Negli anni successivi anche Peugeot, Lancia e Ford adottarono la trazione su tutte e quattro le ruote che si trasformò presto in un must have dei fondi sdrucciolevoli. Questa rivoluzione nel mondo delle competizioni spinse diversi costruttori del settore automotive a portare le quattro ruote motrici anche sui veicoli stradali. Seppur non fra i primi, l’Alfa Romeo fu tra questi. Siamo negli anni 80 e in Alfa la storica trazione posteriore è affiancata dalla sempre più commerciale tutta avanti. Ed è sulla piattaforma a trazione anteriore della 33 che il sistema Q4 getta le sue prime fondamenta.
Ora che abbiamo ripercorso assieme gli eventi che hanno portato alla nascita di questa innovazione possiamo approfondire cronologicamente l’evoluzione del sistema.

Indietro
Avanti
CONDIVIDI
Ricordo quando, da piccolino, andavo a sbirciare quel telo un po’ annerito nell'auto-officina del nonno. Là sotto sonnecchiava, nascosta come una principessa nel suo castello, un'Alfa Romeo Duetto color panna. Imploravo il nonno di farmela vedere: tachimetro e contagiri mi guardavano come due occhioni grandi grandi. Rimanevo incantato a fissarli. Ma presto non bastò più. Come quando si trova un forziere nascosto: per un po' lo si fissa senza parole, ma poco dopo lo si vuole già aprire. Io la volevo sentire accesa! Sfiancavo il nonno e alla fine lo convincevo. Per accenderla ci voleva una tecnica minuziosa. Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, bisognava trattarla come la ragazza di cui si è innamorati. La si vorrebbe tutta e subito (sognavo spesso di girare la chiave e farla partire al primo colpo) e invece bisogna forzarsi ad essere equilibrati, un passo alla volta. Andava accarezzata, dovevi rispettare i suoi tempi. Quando partiva era un momento magico: l'avevi aspettata e corteggiata, ora era lì per te. Il gorgoglìo del bialbero, il ticchettio dei 40 doppio corpo… Questo fu l’inizio di quello che oggi sono diventato: un ingegnere meccanico giorno per giorno sempre più innamorato di ogni cosa sia mossa da un motore.