La storia della Alpine A110

15 marzo 2017 - 16:03

Dieppe, Alta Normandia. Una piccola cittadina balneare di 34mila abitanti dove la vita scorre pacifica, le vigne producono un rosso asprigno e La Marmitta, vale a dire la zuppa locale a base di gamberi, cozze, pesce e funghi, è l’attrattiva principale. A meno di amare i motori. Perché se nel sangue scorre olio e le sinapsi cedono il posto alle candele, allora Dieppe diventa La Mecca. Il paese d’origine del mitico marchio Alpine, “morto” nel 1995 e oggi “resuscitato”.

1.8 turbo da 252 cv per l’odierna Alpine A110
Dopo 22 anni d’assenza, l’Alpine è di nuovo tra noi. In occasione del recente Salone di Ginevra ha infatti debuttato la nuova A110, berlinetta a due posti caratterizzata dalla collocazione centrale del motore – un 1.8 turbo benzina da 252 cv – da un pianale in alluminio, da sospensioni a triangoli sovrapposti, dal sottoscocca carenato e, soprattutto, da un peso di 1.080 kg. Caratteristica, quest’ultima, che pone la sportiva francese in diretta concorrenza con altre vetture “light and furious” quali la Lotus Elise e l’Alfa Romeo 4C. Una nuova era, ma con un’impostazione meccanica e un design fortemente rétro che attingono alla storia del marchio. Un passato glorioso.

La nascita nel 1954 come officina artigianale
Fondata nel 1954 quale Société anonyme des automobiles Alpine ad opera di Jean Rédélé, figlio di un concessionario Renault, l’Alpine non era altro che una piccola officina dove venivano preparate con successo le vetture della Casa della Régie. Nello stesso anno, sull’onda dei trionfi conquistati nelle competizioni, venne presentata al Salone di New York la prima vettura completa, denominata The Marquis e disegnata da Giovanni Michelotti, futuro “padre” della A108, della A110 e della Triumph TR4. Si trattava di un prototipo e non entrò mai in produzione, al contrario della A106, svelata nel 1956 e caratterizzata da soluzioni tecnicamente raffinate quali il telaio tubolare e la carrozzeria in vetroresina.

Nel 1962 debutta la A110
Con la A108, vincente tanto in campo agonistico quanto sotto il profilo commerciale, alla fine degli Anni ’50 la Alpine si trasformò da officina artigianale in costruttore vero e proprio, suddividendo lo stabilimento di Dieppe in un’area sportiva e in una sezione dedicata alla produzione. Nacque così il progetto A110 su base Renault 8. Una berlinetta sportiva, bassa, filante, aggressiva; la trasposizione stradale di tutto ciò che il team francese aveva appreso nelle competizioni. Immancabile, a tal proposito, la carrozzeria in vetroresina, garanzia di leggerezza, mentre i fari carenati – un must per l’epoca – costituivano un tocco di modernità. Classica la struttura a trave centrale con traversa anteriore e culla posteriore, così come la parte motoristica caratterizzata da un lillipuziano 4 cilindri 1.0 da 50 cv, sufficiente per toccare una velocità massima di 160 km/h.

700 kg e il mondiale rally nel 1973
Destinata ad adottare propulsori di cubatura via via crescente, sino ad arrivare a disporre di un 1.8 – non destinato alle versioni di serie – che evoca il “cuore” della moderna A110, la berlinetta di Dieppe venne guidata da piloti di spessore come Emerson Fittipaldi, successivamente approdato in Formula 1. Il brasiliano la definì “un prolungamento naturale del corpo. Non devi fare quasi nulla; basta pensare d’entrare in curva e lei è già inserita. Però attenzione alla coda! È come il mamba nero. Un momento prima sembra tranquilla, l’attimo dopo ti tradisce”. Nel 1969, quando la A110 ricevette il motore da 1.565 cc a camere emisferiche già montato sulla Renault R16 ed elaborato così da raggiungere una potenza massima di 148 cv, arrivarono i principali successi. Forte di un peso piuma di circa 700 kg, la berlinetta di Dieppe conquistò il Rally di Montecarlo nel 1971 e il Mondiale rally nel 1973.


La crisi petrolifera e l’acquisizione da parte della Renault
Il 1973 fu l’anno della consacrazione per il marchio Alpine che, complice lo strettissimo rapporto con la Renault, poteva attingere a piene mani dalla produzione della Régie. Un periodo che costituì il punto più alto della storia della Casa di Dieppe, ma anche l’inizio della fine. Entro breve, infatti, la crisi petrolifera avrebbe causato un tracollo delle vendite e la A310, erede della A110, avrebbe subito la concorrenza di un “mostro sacro” quale la Lancia Stratos. L’acquisizione da parte della Renault non fu sufficiente per ridare slancio al brand che, dopo aver lanciato i modelli GTA nel 1985 e A610 nel 1991, cessò la produzione nel 1995. Lo stabilimento di Dieppe continuò a produrre alcuni modelli sportivi Renault. Come fuoco sotto la cenere, l’Alpine restò in vita. Ora, dopo una breve parentesi legata alla partnership del 2012 con la Caterham, l’incendio è nuovamente divampato. La nuova A110 è realtà.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Seat Ibiza, Arona e Tarraco: in arrivo nuove motorizzazioni 

Mazda EV, una prima volta… elettrica

Nissan IMk, il concept cittadino ispirato alla cultura giapponese