Suzuki Swace, una SW ibrida è l’acquisto intelligente (per una famiglia)?

Un test di 1.000 km per capire punti di forza e di debolezza e per vedere quanto consuma davvero

Suzuki Swace: una piacevole sorpresa tra le curve

I primi 250 km di test sono andati e finora vi ho parlato tanto di ibrido e di città. Le prime sensazioni che mi sembra giusto condividere sono però quelle che la Swace mi ha trasmesso fuori dalla città. Nel misto. Una tipologia di percorso che probabilmente è la più lontana da quella classica per una station ibrida. Ma è proprio qui che la giapponese stupisce. Perché la piattaforma TNGA, grazie al baricentro basso e alla sua rigidità, regala un piacere di guida insospettabile. Il tutto, sia chiaro, senza ricorrere a un assetto troppo rigido, anzi.

Sì perché la Swace appiattisce buche, binari del tram, pavé e tutto quello che può esserci sulla strada, come poche altre auto oggi in commercio. Di sicuro meglio della media dei SUV, di pari dimensioni ma anche più grandi. E questo perché la base è buona, anzi ottima come vi ho già detto, ma anche perché una station, più bassa di un SUV, non ha bisogno di tarature rigide per contenere il rollio.

Per chiudere il discorso sul piacere di guida, un cenno al motore, anzi al sistema di trazione ibrido. Concepito per la massima efficienza, con i suoi 122 cavalli non è e soprattutto non vuole essere sportivo. Non che la risposta sia sotto tono, anzi, accelerazione e ripresa sono buone. A far capire che la Swace non ama gli eccessi è il fatto che, se si esagera, il motore a benzina rimane costantemente ad alti regimi restituendo un feeling poco naturale, in un certo senso.

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