Prova Kawasaki Z400

In sella alla bicilindrica si Akashi per scoprire una moto leggera, piacevolmente brillante e ben messa di sospensioni. Piccole moto crescono

31 maggio 2019 - 10:31
Potenza massima
45,4 cv a 10.000 giri
Coppia massima
38 Nm a 8.000
Peso in ordine di marcia
167 kg

Conquistali da giovani, falli crescere con te. Questa la filosofia Kawasaki che nel corso degli anni ha allargato la gamma delle sue moto più iconiche: parliamo di Ninja per le sportive e Z per le naked. Una gamma che oggi consente al motociclista di crescere passo dopo passo restando sempre fedele alla marca del cuore, seguendo un percorso che gli propone sempre la moto giusta man mano che cresce l’esperienza125, 650, 900, 1000. Mancava solo lei, la Kawasaki Z400, per completare il gruppo delle naked di Akashi. Ora è arrivata e si inserisce di prepotenza nel segmento sempre più ribollente delle moto per patentati A2.

NON SOLO GIOVANI

In realtà non è solo ai giovani che la Kawasaki Z400 si indirizza, guardando i commenti a un mio post sui social, questo tipo di moto inizia a interessare parecchio anche a chi in moto ci va da sempre e magari si è stancato di mezzi pesanti, troppo prestanti, esagerati per il tipo di utilizzo che ne fanno.

UN NINJA NELL’ANIMA

Motore bicilindrico, faccia da Z e telaio a traliccio. Se dovessimo riassumere la Z400 in poche parole useremmo proprio queste. La nuova naked Kawasaki sfrutta al meglio la base tecnica che abbiamo già imparato ad apprezzare sulla Ninja 400. Una base più che valida se consideriamo che appena arrivata questa moto è stata subito capace di vincere gare a raffica nel mondiale Supersport 300. Ma questa è un’altra storia, il segmento delle Naked che vanno dai 300 ai 500 centimetri cubi sta effettivamente conoscendo un momento felice per quanto riguarda le vendite, e la piccola Z è in grado di dire la sua lo ha già dimostrato con oltre 200 pezzi immatricolati nelle prime settimane di permanenza sul mercato.

POSIZIONE SPORTIVA

La Z400, quindi, piace. Piace perché ha un motore pimpante e na ciclistica che può apparire semplice ma che, come Kawasaki ci ha abituato da tempo, è in realtà ben studiata ed efficace.  In più la Zetina è bassa di sella (785 mm), ma non poco abitabile (solo le pedane sono un pelo altine) e facile da maneggiare in ogni situazione. Rispetto alla Ninja la posizione in sella è più rialzata di 50 mm, il manubrio largo, la posizione moderatamente sportiva.

CILINDRATA E POTENZA PIENA

Ma non è tutto perché quanto a potenza la Zetina si fa mancare nulla. Il motore infatti non è un 400 per modo di dire, ma arriva alla cilindrata piena con i suoi 399 cc capaci di erogare 45,4 cavalli, per prestazioni che la fanno schizzare in vetta al segmento. Cavalli che non si devono impegnare troppo per spingere un peso che si ferma a 167 kg in ordine di marcia.  Un motore parecchio evoluto, dotato di frizione antisaltellamento e per cui Kawasaki ha allungato gli intervalli di manutenzione raddoppiandoli da 6.000 a 12.000 km, anche questo alla fine un aspetto che fa risparmiare qualche soldino a fine anno, e che in questo segmento può fare la differenza.

SEMPLICE MA EFFICACE

Semplice, dicevamo, ma non debole per quello che riguarda la ciclistica perché le sospensioni sono ben tarate e Il forcellone è in acciaio, ma muove un monoammortizzatore tramite un leveraggio progressivo, elemento tecnico non così comune nel segmento. Nemmeno la gommatura non si fa mancare nulla con lo pneumatico posteriore da 150/70. Forcella tradizionale e il classico -in questa cilindrata- disco singolo anteriore chiudono il quadro di una ciclistica che si è già dimostrata molto a punto sulla sorella sportiva. E che qui con un assetto riadattato per la Z non delude per niente.

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