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Prova Triumph Bonneville 2021, la storia continua

Le modern classic di Triumph non dormono sugli allori ma continuano la loro evoluzione. A 5 anni dall'introduzione della nuova piattaforma Bonneville, T100, T120 e Street Twin fanno un passo avanti e si aggiornano per continuare a essere il riferimento del segmento.

Dici Triumph, pensi Bonneville. O Bonnie, come dicono quelli che ce l’hanno… Sono le moto classiche per eccellenza, bicilindriche, serbatoio a goccia, sella piatta, faro tondo. Facili da guidare, piacevoli per farsi portare a spasso e divertenti se si chiede loro di macinare un po’ di pepe.

Una famiglia numerosa

Triumph accorpa nella stirpe delle Bonneville (l’originale nacque nel ’59) tutte le bicilindriche frontemarcia: Street Twin, Street Scrambler e T100, con motore da 900 cc, T120, Speed Twin, Bobber, Speedmaster, Scrambler e Thruxton, con motore da 1.200 cc.
Qui ci concentriamo su Street Twin, T100 e T120, che non erano ancora state toccate dal momento dell’arrivo della nuova piattaforma Bonneville, nel 2015. I tre modelli sono sostanzialmente invariati, con l’eccezione di alcune migliorie a livello di efficienza del motore (che diventa Euro 5), elettronica e nuove colorazioni. Mantengono ciascuna la propria identità che, a cominciare dal prezzo, le caratterizza e indirizza verso tipologie di pubblico abbastanza definite. Nel dettaglio, T100 e Street Twin sono disponibili con kit di depotenziamento per poter essere guidate anche con patente A2.

Triumph Street Twin

È la best seller fra le modern classic Triumph, grazie al look più fresco e alla sella a soli 765 mm da terra, nonché la entry level delle Bonneville, grazie al prezzo di 9.090 euro.
Ma ciò non significa prestazioni e gusto di livello inferiore, anzi. È di sicuro la più divertente, vuoi per il peso (216 kg in ordine di marcia), lo sterzo un po’ più chiuso, che la rende più rapida e precisa, le pedane più alte, che permettono di piegare senza grattarle, e la pinza del freno anteriore a quattro pistoncini, che consente di osare staccate quasi “allegre”.
Personalmente, delle tre è la Bonnie che preferisco. Più modern che classic nel design, soprattutto nella colorazione Matt Ironstone, una sorta di bronzo che cambia riflesso a seconda dell’incidenza della luce. Regala grande piacere di guida, anche se per la mia statura la posizione in sella è un po’ troppo raccolta, e quando si guida nel traffico la sua agilità e maneggevolezza sono da scooterone. Rispetto alla versione precedente ha guadagnato una sella più imbottita e confortevole, e non ha perso brio nonostante l’adeguamento Euro 5. L’elettronica offre la possibilità di disinserite il traction control e consente di scegliere fra due modalità di guida (Road e Rain, non così dissimili); in termini di praticità si apprezza la presenza di una presa di ricarica USB sottosella.

Triumph T100

Cerchi in lega, colorazione bicolore, silenziatori a bottiglia, strumentazione a due elementi: la T100 è degna nipote della nonna del ’59. Basta guardarla per capire cosa si proverà guidandola. Riceve finalmente l’iniezione di brio che le mancava, grazie all’adozione del motore HT 900 della Street Twin, che si traduce in un incremento di 10 cv (siamo ora a 65 cv a 7.400 giri, con coppia di 80 Nm a 3.750 giri). Rispetto alla Street Twin, la posizione di guida vede crescere leggermente la distanza sella/pedane: un plus per il comfort, che si paga con qualche grattata in piega.
L’indole della T100 è più decisa rispetto al passato, dimagrisce di 4 kg (ora sono 228 kg in ordine di marcia), guadagna una forcella a cartuccia con steli da 41 mm e freno Brembo anteriore. Anche per lei ci sono poi il controllo di trazione disinseribile e due modalità di guida (Road e Rain). Se il vostro stile di guida è rilassato e della strada apprezzate più il panorama che il concatenarsi delle curve, la prima scelta è lei. La T100 invita al piccolo trotto, anche se non si tira certo indietro se le si chiede di galoppare un po’. Certo, è un po’ meno precisa e briosa della Street Twin ma, eccezion fatta per una leggera tendenza ad allargare e una frenata meno efficace, anche la T100 mette il sorriso se ci si vuole divertire un po’, lasciando perdere per qualche curva il paesaggio.

Triumph T120

È la regina delle Bonnie. Motore HT da 1.200 cc, doppio disco anteriore e cruise control di serie la pongono un passo avanti rispetto alla T100, da cui si differenzia per una maggior sostanza in termini di prestazioni. Anche se, scheda tecnica a parte, il divario non è poi così evidente. Lo si apprezza soprattutto in termini di coppia e frenata, sebbene fra le curve dei Monti Lessini, T100 e T120 danzassero quasi all’unisono. Ma con un passeggero e su strade meno raccordate, i 15 cv e i 25 Nm in più dimostrerebbero tutto il loro senso.
Come per la T100, anche sulla T120 il lavoro di Triumph ha dato buoni frutti. La cura dimagrante, che ha limato ben 7 kg (scendendo a 236 kg), e i nuovi cerchi hanno contribuito a renderla più agile e dinamica rispetto alla precedente. Parte del merito va anche agli pneumatici Pirelli Phantom Sportscomp (disegnati apposta per le nuove Bonnie), che oltre a procurare un effetto nostalgia, fanno bene il loro lavoro. Naturalmente, anche la T120 si rivolge a quei motociclisti che vogliono vivere la moto nel modo più classico possibile, anteponendo il comfort alle prestazioni, che tuttavia non mancano. Il bicilindrico borbotta sornione, ma se si ruota il gas risponde pronto, con una bella progressione e un’elesticità che fa scordare il cambio. Per chi non se ne fosse accorto, la vocazione al viaggio è puntualizzata anche dalla presenza del cruise control di serie, e anche il doppio disco anteriore è una scelta legata alla probabile presenza di un passeggero ed eventuali borse. Il peso è ben distribuito, i piedi poggiano sicuri a terra, il raggio di sterzo è contenuto e la frizione morbida: la T120 resta comunque una perfetta commuter, a suo agio anche fra le auto delle città.

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