Honda Jazz, 1.000 km con l’auto che crea “dipendenza”

L’abbiamo guidata, certo, ma anche vissuta giorno per giorno. Ed è così che ne abbiamo scoperto ogni minimo segreto

Comfort prima di tutto

L’abito fa il monaco. I primi 250 km sono andati e la prima impressione è che la Jazz sia perfettamente coerente con il proprio aspetto: il comfort viene prima di tutto, lo sport non fa per lei. La taratura di molle e ammortizzatori è pensata per digerire anche le buche peggiori, mentre l’isolamento acustico è superiore alle aspettative, dato il segmento; sia quello del motore, sia quello del rotolamento dei pneumatici. Ovvio dunque che lo sterzo non brilli per rapidità e capacità di comunicare ciò che succede sotto alle ruote anteriori.

Ma torniamo dentro e più di preciso a ciò che in Honda hanno pensato per sfruttare al meglio i suoi 4 metri e 4 centimetri di lunghezza, per 1 e 69 di larghezza e 1 e 53 di altezza. Anzi, fermiamoci prima, a ciò che dà accesso alla Jazz. Beh, le portiere posteriori si aprono con un angolo vicinissimo ai 90°. Se avete dei bambini piccoli da caricare, ringrazierete gli ingegneri giapponesi. I ringraziamenti li porgeranno anche gli eventuali passeggeri adulti seduti dietro: quanto a centimetri per testa, ginocchia e spalle, fare meglio della Jazz è davvero difficile. Per tutte le sue rivali dirette, per i B-SUV e pure per qualche auto di segmento superiore.

Una flessibilità da record

Altra soluzione più unica che rara è il posizionamento del serbatoio al di sotto dei sedili anteriori. Una soluzione che ha consentito di liberare parecchio spazio sotto a quelli posteriori.Un fattore di non poco conto, dal momento che ciò ha permesso di ricavare i “magic seats”. In pratica, quando si abbattono gli schienali, la seduta del divano “annega” verso il basso liberando uno spazio che ha dell’incredibile. Oppure, in base alla forma dell’oggetto che dovete caricare, potete anche sollevare la seduta del divano e sfruttare il “buco” che viene a crearsi. A voler trovare il pelo nell’uovo, peccato solo che il divano non sia scorrevole in lunghezza.

Non è sportiva, ma la sicurezza non si discute

Al giro di boa dei 500 chilometri, non posso non tornare sul comportamento tra le curve: la stabilità non si discute. E non solo perché l’ESP è sempre pronto, sebbene mai invasivo, ma proprio perché le reazioni sono sempre composte e prevedibili.

Quanto al motore, anzi al sistema di trazione ibrido (109 cv in totale), è abbastanza brillante nelle risposte al pedale del gas, però tende a diventare un po’ rumoroso nel caso in cui si pretendano le massime prestazioni: l’elettronica di gestione lo porta infatti al regime di massima potenza e lì lo tiene, fisso, fino a che non si rilascia. Per questo, la Jazz è meglio guidarla con la massima fluidità. Il che non significa fare delle economy run ogni volta che ci si mette al volante, ma evitare inutili “strappi”. Inutili perché peggiorano le percorrenze, inutili perché poco o nulla aggiungono al dinamismo di guida e molto levano al relax di bordo. Relax che è il vero punto di forza di questa macchina.