Honda, debutta l’ibrido 2.0

12 giugno 2017 - 10:06

La Formula 1 è avara di soddisfazioni per la Honda. In compenso, la Casa nipponica è in pole position per la programmazione del futuro. Nel medio-lungo periodo, il costruttore giapponese immagina una mobilità carbon free, vale a dire priva di emissioni, e collision free, ovvero senza incidenti. Cardine di queste evoluzioni saranno la propulsione elettrica e la guida autonoma.

Guida autonoma entro il 2020
Le prime vetture Honda in grado di viaggiare senza l’apporto del conducente dovrebbero debuttare nel 2020 con un sistema di guida autonoma di livello tre, che prevede un coinvolgimento dell’essere umano ancora determinante, per poi evolvere entro il 2025 nel livello 4, con il guidatore vigile spettatore. Quest’ultimo step sviluppato in partnership con gli specialisti di Waymo, a lungo impegnati nel progetto della Google Car. Più concrete le previsioni sull’elettrificazione, dato che, secondo il costruttore del Sol Levante, entro il 2030 il 65% dei veicoli sarà alimentato a batteria. Con buona pace del gasolio, destinato a uscire progressivamente di scena. Il futuro, per la Honda, sarà pertanto appannaggio della tecnologia ibrida, ibrida plug-in, elettrica e fuel cell (a idrogeno). Non a caso, la nuova berlina Clarity è disponibile in tutte queste configurazioni.

Un’unica carrozzeria, diversi powertrain
In origine era stata la Hyundai, con la Ioniq, a realizzare un modello unico declinato in più versioni sostenibili. Più precisamente nelle varianti ibrida, ibrida plug-in ed elettrica. Ora Honda si spinge oltre, “tralasciando” lo step ibrido base, considerato poco avveniristico, in favore della soluzione a idrogeno. La Clarity è così proposta con un powertrain ibrido plug-in, quindi dotato di batterie ricaricabili mediante una semplice presa di corrente, elettrico e alimentato mediante fuel cell.

Sino a 70 km/h come un’elettrica ad autonomia estesa
Ibrido sì, ma rivoluzionario. La Honda ha infatti evoluto il sistema plug-in. La nuova tecnologia prevede che sino a 60/70 km/h sia il solo motore elettrico a trasmettere il moto alle ruote, con l’unità termica chiamata esclusivamente (e solo qualora necessario) a mantenere la carica delle batterie. Una soluzione analoga ai modelli elettrici ad autonomia estesa. Oltre tale andatura, il quattro cilindri 2.0 benzina a ciclo Atkinson interviene direttamente, “bypassando” il propulsore a zero emissioni. Grazie a questa strategia, tanto il motore tradizionale quanto quello ad accumulatori si trovano a operare sempre nelle condizioni ideali in funzione delle rispettive caratteristiche e della massima efficienza energetica. In aggiunta, così facendo è possibile rinunciare al classico cambio, sostituito da una riduzione a rapporto fisso. Al momento, la Casa nipponica non ha comunicato quale sarà il primo modello ad adottare il nuovo powertrain ibrido, in grado di erogare 184 cv e accreditato di consumi particolarmente contenuti.

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