ŠKODA 4X4 Winter Experience 2018

Škoda investe molto sulla tecnologia della trazione integrale. Dimostrazione inequivocabile è la presenza di ben 13 auto in gamme offerte nella versione 4X4. Siamo stati invitati in Lapponia a testarli tutti su neve e ghiaccio.

12 marzo 2018 - 18:03

Skoda e 4×4 binomio longevo


Se pensate che la prima 4X4 Škoda sia la Octavia Combi, vi sbagliate. I primi esperimenti di trazione integrale risalgono addirittura agli anni 30. La Casa ceca produsse allora diversi prototipi di autobus a tre assali con i due posteriori motrici. Questi audaci tentativi non videro mai la luce della produzione di massa. Nel 1936 fu prodotto il primo prototipo del 903, un veicolo militare a quattro ruote motrici basato sulla Škoda 650. Montava un motore 3 litri a 6 cilindri da 45 kW. Per la produzione su grande scala si dovette però attendere il lancio della Octavia Combi nel 1999 che presentava architettura a motore trasversale e frizione Haldex di prima generazione. Le ruote posteriori cominciavano a muoversi solo quando quelle anteriori pattinavano. Un sistema certo lontano dall’efficienza di quelli moderni.

Un po’ di numeri

Dal 1999 ad oggi sono state prodotte più di 700.000 Škoda a quattro ruote motrici. Oggi la trazione integrale viene offerta su 4 modelli (Octavia, Superb, Karoq e Kodiaq) su 7 disponibili che diventano 13 se si considerano le diverse varianti nelle quali i modelli sono proposti. La produzione di veicoli 4X4 è quasi raddoppiata negli ultimi 5 anni tanto da raggiungere il picco di 127.000 unità per il solo 2017. La Kodiaq è attualmente il modello più venduto e copre il 60% di tutte le Škoda integrali vendute. Dati a parte, spostiamoci sul lato ingegneristico e andiamo a scoprire assieme come è fatto il 4X4 delle Škoda di oggi.

Da Haldex a BorgWarner

Sono passati quasi 20 anni dalla presentazione della prima Octavia 4X4 e il sistema di trazione integrale di Škoda da allora si è evoluto moltissimo. L’architettura di base non è cambiata: non si è infatti mai abbandonata l’unità centrale della Svedese Haldex. Ma quest’ultima è cresciuta rapidamente attraverso ben 5 diverse generazioni in 10 anni. Giusto per avere un’idea, il sistema di oggi è ben 6 kg più leggero e 3 volte più veloce rispetto alla prima generazione. L’ingegnere Škoda ci tiene a sottolineare che BorgWarner nel 2011 ha assorbito l’azienda Svedese e quindi oggi il nome Haldex ha perso di significato. Ma sono questioni burocratiche perché a livello ingegneristico la struttura della frizione a dischi multipli rimane immutata. Quindi per semplicità in questo articolo la continueremo a chiamare Haldex. Senza entrare nel dettaglio tecnico più spinto, è interessante capire la flessibilità offerta da questo sistema installato sulla gamma Škoda.

Parola d’ordine: adattabilità


Analizziamo dunque assieme alcune situazioni reali e vediamo come questo lavora 4X4. Quando percorriamo una strada rettilinea, piana ed asciutta la coppia viene inviata quasi interamente all’asse anteriore. Le singole ruote posteriori ne ricevono solo il 2% ciascuna. Le Škoda 4X4 in queste condizioni si comportano praticamente come le sorelle a trazione anteriore. Diverso invece se si viaggia invece su tratto scivoloso omogeneo. In questo caso il sistema risponde in modo da creare una configurazione perfettamente bilanciata che vede ognuna della 4 ruote ricevere il 25 % della coppia erogata dal motore. Passiamo ora a situazioni più particolari. Qualora l’assale anteriore si ritrovi su un’area a bassissima aderenza e quello posteriore su un fondo con aderenza, il sistema prontamente trasferisce il 90% della coppia al retrotreno. In questi momenti le Škoda 4X4 si comportano quasi come auto a trazione posteriore. State pensando che sono situazioni particolari e poco frequenti? Vi sbagliate.

Si derapa!

L’ingegnere sorride fieramente mentre ci racconta che è possibile sfruttare le configurazioni che privilegiano l’assale posteriore anche in condizioni più frequenti (ad esempio fondo innevato). Come? “Ma è semplice”, prosegue ridendo: “ingannando il sistema 4X4”. Abbiamo detto che su un fondo omogeneamente innevato il sistema impone di default una ripartizione 50-50. Se prima di entrare in curva si preme con decisione sull’acceleratore (con controlli elettronici disinseriti) si innescherà un fenomeno di trasferimento di carico. L’avantreno perderà progressivamente carico verticale e la coppia trasmissibile dalle ruote davanti diminuirà. Il cervello del 4X4 penserà di esser nella condizione di assale anteriore senza aderenza descritta precedentemente e trasferirà quasi tutta la coppia alle ruote posteriori. Risultato? Spazzolate e controsterzi, divertimento assicurato! L’ingegnere chiude dicendo che tra poco proveremo di persona se quanto detto funziona per davvero. In pochi minuti ha trasmesso un gran sorriso anche a noi!

Fino al 85% su una singola ruota

La spiegazione si conclude con l’analisi di un’ultima situazione estrema: tre ruote su ghiaccio e una sola in aderenza. Qui il 4X4 Škoda è capace di inviare un formidabile 85% di coppia alla ruota in presa e di tirarvi così fuori da questa spiacevole condizione. Importante sottolineare che le situazioni analizzate sono “fotogrammi istantanei” di un percorso affrontato, stradale o off-road che sia. Nel resto della marcia molteplici sensori (angolo di sterzo, velocità delle ruote, accelerazioni longitudinali e laterali, posizione del pedale dell’acceleratore e regime di rotazione del motore) dialogano col cervello del 4X4. Questo elabora le informazioni ricevute e decide autonomamente e in continuo quanta coppia mandare alla singola ruota, garantendo la massima motricità. In pochi millisecondi la configurazione può esser stravolta senza che guidatore e occupanti se ne accorgano. Un congegno specifico, chiamato XDS+, si occupa di frenare le ruote che pattinano trasferendo la coppia a quelle con maggiore motricità.

Ora si guida!

Presentazione davvero interessante, ma ora non stiamo più nella pelle. È ora di mettersi al volante e testare se tutto quanto ci è stato raccontato funziona per davvero. Raggiungiamo il centro di testing che si compone di una serie di circuiti scavati nella neve. L’attività della giornata si articola su 4 moduli ognuno mirato a far emergere doti diverse del 4X4. Ad aspettarci ancora addormentate ci sono ben 16 Škoda che useremo per trasferirci nei luoghi dove ogni modulo si svolgerà. Si comincia con il “Modul I”. Ci dirigiamo su un rettilineo delimitato da conetti che riporta la dicitura” 4X2 vs. 4X4”. Lo scopo è andare a paragonare la stessa auto nelle versioni a due e quattro ruote motrici (entrambe con gomme chiodate) in una drag race a bassa aderenza senza esclusione di colpi.

Bryan e Toretto

Ci vuol poco per risvegliare il fast and furious che c’è in noi e siamo già sulla linea di partenza pronti a martellare il pedale del gas. Siamo tutti d’accordo sul non metter in palio le nostre auto perché siamo coscienti che le due ruote motrici non possono competere contro le quattro. E dopo la prima prova è evidente, non c’è storia! Le auto a trazione anteriore partono goffe e in difficoltà, le 4X4 aggrediscono la superficie innevata appigliandosi come ragni a ogni piccolo punto di grip. Si schizza avanti con una progressione stupefacente. Con i controlli inseriti le auto rimangono composte e avanzano distinte, quando disinseriti si fiondano in avanti nervose e ballerine. Ci spostiamo per la seconda parte del modulo, denominata “Drifting”. Gli occhi mi brillano anche adesso mentre scrivo.
Modul I 360 Spin

Raggiungiamo un anello circolare con fondo totalmente ghiacciato e l’uomo Škoda lancia la sfida: “let’s see who can do a complete 360 degrees spin”. È giunta l’ora di applicare gli insegnamenti degli astri del mestiere. Ci viene indicato di fare il primo giro con controlli inseriti, il secondo parzialmente disinseriti (pressione breve del tasto ESP OFF) e quelli a seguire completamente disattivati (pressione prolungata). Proviamo l’Octavia Wagon e poi il mastodontico Kodiaq. Solo a controlli completamente disinseriti, giocando con sterzo e acceleratore riesco a chiudere gloriosamente il 360 completo. Si viaggia sempre di traverso infagottati da una nube di neve polverosa e dalla luce cristallina di un sole gigantesco. Che splendore! Mi sembra di stare in un sogno! Inaspettatamente (visto peso e baricentro alto) la Kodiaq si dimostra più manovrabile e incline a produrre traversi continuati. La ragione va ricercata nella logica del 4X4, che sulla Octavia (a differenza di Kodiaq) non riesce a staccare mai completamente il cordone ombelicale dall’ESP.

Modul II – taxi driver & offroad mode

Questo modulo prevede per prima cosa due giri da passeggero. Il primo condotto da un giovanissimo pilota di rally e il secondo dalla living legend Hans Stuck, ex pilota di formula 1 delle 24h di Le Mans. Incollato al sedile a fianco del pilota di rally capisci cosa vuol dire andare forte davvero. La macchina intraversa contro gli alberi ma per magia non li tocca mai e in mano al rallysta la Octavia viaggia forte come non potresti immaginare. È la volta della Octavia RS guidata da Stuck. Si viaggia velocissimi, ma per capirlo bisogna guardare il contachilometri perché le traiettorie sono così pulite da nascondere l’effettiva velocità. Hans è sereno e mi parla dell’auto mentre pennelliamo curve sul ghiaccio a una velocità che definirei improbabile nella vita reale. La RS è la versione Diesel che nonostante i “soli” 184 cavalli inanella una curva dietro l’altra esibendo una bella voce piena e rauca.
Modul III – Snow mode

Ci spostiamo su un circuito diverso da quello dell’handling, con curve a raggio di curvatura maggiore e percorrenze più veloci. Ad aspettarci ci sono stavolta Kodiaq e la sorellina (si fa per dire, 438 cm per circa 1500 kg) Karoq. Lo scopo è testare la modalità di guida snow e capire come essa modifichi il comportamento dinamico delle vetture. A livello teorico viene reso meno invadente l’intervento di ABS (permette un po’ di bloccaggio) e del controllo di trazione (sgommare a volte aiuta!). Nella pratica la vettura viaggia serena e indisturbata infondendo sicurezza al guidatore. Su un circuito completamente ghiacciato come questo non si apprezza una così grande differenza rispetto alle altre modalità (con controlli inseriti).

Scorrazza precisa la Karoq

Appare invece evidente (una volta disinseriti i controlli) la sostanziale differenza tra le due vetture. Karoq, forte del passo più corto e della minor massa, disegna traiettorie più pulite e richiede meno correzioni allo sterzo. Tra le curve diverte molto e ti comunica che farà tutto quello che le chiederai. Al contrario, la maggior inerzia di Kodiaq causa sbandieramenti di coda che richiedono controsterzi preventivi e puntuali. La motricità è indiscutibilmente ottima su entrambe.

Modul IV – Handling

al quarto modulo. Affrontiamo un vero e proprio mini circuito, ricco di curve scivolosissime. Al primo giro ci vengono indicate le giuste traiettorie e poi tocca a noi. Qui testiamo Superb, Octavia e Octavia Scout, tutte rigorosamente 4X4. Tra le curve e nei cambi di traiettoria repentini il baricentro basso si dimostra vincente. Queste Škoda 4X4 non nascono come auto per correre (nonostante la Superb con 280 cavalli abbia una belle verve) ma su questo tracciato sono davvero efficaci e divertenti. Scegliendo la modalità di guida sport e disinserendo completamente i controlli elettronici tutte le auto rispondono prontamente ai comandi e regalano grande prevedibilità. Bel lavoro Škoda! Omogeneità credo sia la parola che meglio descriva la dote più inaspettata di questa trazione a controllo elettronico.

A spasso nel nulla


Come chiusura dell’evento Škoda ci propone un’escursione off-road nella foresta per capire come lavora questo 4X4 quando bisogna affrontare ostacoli, salite e discese. Usiamo Karoq e Kodiaq perché in queste condizioni servono gambe lunghe. Se si spancia ci si ferma, è matematico. I due SUV sfoggiano la modalità off-road e l’assistenza in discesa, che pinza automaticamente le ruote mantenendo bassa la velocità. Utile la telecamera perimetrale che una volta giunti in cima alle salite ci dice se stiamo mettendo le ruote al posto giusto per la discesa. Non è una trazione integrale da twist spaccatelaio, sia chiaro. Ma viaggia con disinvoltura e trasmette pienamente quello spirito di libertà e versatilità che Škoda desidera offrire ai propri clienti. Siamo ancora a metà percorso ma mi accorgo che fuori c’è uno spettacolo imperdibile. Il sole è ormai un po’ stanco ma riesce ancora a far brillare la coltre nevosa che sovraccarica i gracili pini che ci circondano. Il cielo azzurrissimo contrasta con il bianco della neve e costruisce un’atmosfera che rende lo spazio attorno ancora più vasto e sconfinato. È così che la Lapponia ci saluta e si chiude questa giornata indimenticabile.
Perché comprare una Škoda 4X4?

Abbiamo toccato con mano i grandi vantaggi offerti dal 4X4 di Škoda e ammettiamolo, ci siamo divertiti moltissimo. Ma nella vita di tutti i giorni non ci sono mega rotonde di ghiaccio da driftare o foreste innevate da esplorare. In queste condizioni estreme la trazione integrale è superiore e assolutamente da preferire, e in situazioni ordinarie? Come mai la Casa ceca offre così tanti modelli 4X4? La chiave di volta è la libertà di movimento e la versatilità. Potrete affrontare qualsiasi strada e condizione metereologica senza preoccupazioni e avventurarvi in percorsi off-road a patto che non siano troppo specialistici. Con un sistema del genere, inoltre, la sicurezza è maggiore in tutte le circostanze, non solo quelle più estreme. Secondo Škoda il 4X4 è vantaggioso per anche coloro che trainano le roulotte: il Kodiaq 4X4 può trainare fino a 2500 kg, ben 500 in più della versione a due ruote motrici.
Diario di bordo

Mi chiama il direttore. “Pietro, puoi salire un attimo?”. Sono queste le prime parole con cui inizia la mia avventura verso uno dei posti più incredibili che esistano: Rovaniemi. È questa la location scelta da Škoda per la 4X4 Winter Experience, evento mirato a far toccare con mano le potenzialità della sua trazione integrale. Per chi non lo sapesse Rovaniemi è il capoluogo della Lapponia ed è situata nel Nord della Finlandia, molto vicino al circolo polare artico. Dista da Helsinki oltre 800 km e le temperature medie a febbraio viaggiano attorno ai -15 gradi centigradi. La coltre nevosa copre il suolo per quasi metà dell’anno e il cielo si colora in modo spettacolare durante i fenomeni di aurora boreale. È una meta ambita poiché famosa per essere universalmente riconosciuta come “The official Hometown of Santa Claus”. Ma soprattutto, offre sconfinate distese innevate sulle quali è possibile dipingere multiformi circuiti a bassa aderenza.

Inimmaginabile bellezza

Il piano di volo prevede partenza a Malpensa e scalo intermedio a Helsinki. Il primo volo parte alle 11 e l’arrivo a Rovaniemi è previsto per le 17:40 nel fuso locale (+1h rispetto all’Italia). Durante il volo è irresistibile la tentazione di spiare quello che mi aspetta e già quando manca mezz’ora all’atterraggio assisto a uno spettacolo fantastico. In cielo domina un tramonto che irradia l’atmosfera, oltre che con le canoniche sfumature rosso/arancio, con fioche luci verdi. Davanti a questo scenario comincio a percepire sto entrando in un luogo unico, completamente diverso da quello che i miei occhi sono abituati a vedere. Il terreno è una distesa bianchissima macchiata di foreste di pini e solcata talvolta da piccole stradine secondarie. Avvicinandosi alla città si iniziano a scorgere anche le più grandi strade asfaltate che si scavano il loro posticino all’interno del fitto manto nevoso.

Varcando lo spazio polare

L’aereo atterra e al nastro trasportatore il primo uomo che incontriamo è proprio Santa Claus con la sua squadra di renne, elfi e regali annessi. Usciti dall’aeroporto ci accoglie calorosamente il driver Škoda che a bordo di una Kodiaq ci conduce all’hotel. La strada corre tra i pini, ci sovrasta un cielo ormai buio che, inspiegabilmente, non perde il suo colore azzurro. Pare di esser immersi in un altro mondo, sembra di viaggiare nello spazio con una navicella che porta il marchio Škoda. Si avverte un forte rumore di rotolamento degli pneumatici e un’oscillazione periodica. Ci spiega il driver che le gomme sono chiodate e quando utilizzate su asfalto producono questo effetto. Il ghiaccio sul manto stradale ne rende obbligatorio l’utilizzo in Finlandia. Una volta arrivati in hotel ci viene consegnato tutto il materiale, tra cui spiccano scaldamani e scaldapiedi. Nessuno ci nasconde che il freddo sarà aggressivo.

Cena a base di meccanica

Dopo esserci sistemati si parte per la cena. Dopo una parte di percorso su strada ovviamente ghiacciata ci inoltriamo nei boschi percorrendo una piccola stradina ricoperta di neve. Queste Škoda ci coccolano con sedili riscaldabili e bocchette posteriori con temperatura regolabile. Infondono inoltre sicurezza dimostrando gran trazione e prontezza nel rispondere ad eventuali pattinamenti (avvertibili solo grazie al lampeggio della spia sul cruscotto). Raggiungiamo due edifici di legno dall’aspetto simile a quello delle baite di montagna, dove ceneremo. Nella prima delle due, che è illuminata da un rustico fuoco posto al centro della stanza, ci viene offerto un aperitivo a base di renna e salmone. Nella seconda, che ha interni costellati di pellicce di animali e resti vari di caccia, si tiene la cena vera e propria. Abbiamo la fortuna di sedere al tavolo con un ingegnere Škoda “gearbox and transmission” che risponde ad ogni nostro quesito tecnico.

Grande attesa

Finita la cena, torniamo verso l’hotel. Rovaniemi sonnecchia profondamente in un’atmosfera gelida e alquanto misteriosa. Si va a letto col sorriso, pieni di stupore per quanto già visto e carichi di entusiasmo per la giornata di guida che ci aspetta. La sveglia della mattina successiva è estremamente facile: la voglia di guidare in uno scenario così incredibile è potentissima.

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