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Skoda e 4×4 binomio longevoPrimi esperimenti anteguerra di Škoda di auto che possano affrontare la neve

Se pensate che la prima 4X4 Škoda sia la Octavia Combi, vi sbagliate. I primi esperimenti di trazione integrale risalgono addirittura agli anni 30. La Casa ceca produsse allora diversi prototipi di autobus a tre assali con i due posteriori motrici. Questi audaci tentativi non videro mai la luce della produzione di massa. Nel 1936 fu prodotto il primo prototipo del 903, un veicolo militare a quattro ruote motrici basato sulla Škoda 650. Montava un motore 3 litri a 6 cilindri da 45 kW. Per la produzione su grande scala si dovette però attendere il lancio della Octavia Combi nel 1999 che presentava architettura a motore trasversale e frizione Haldex di prima generazione. Le ruote posteriori cominciavano a muoversi solo quando quelle anteriori pattinavano. Un sistema certo lontano dall’efficienza di quelli moderni.

Un po’ di numeri

Dal 1999 ad oggi sono state prodotte più di 700.000 Škoda a quattro ruote motriciOggi la trazione integrale viene offerta su 4 modelli (Octavia, Superb, Karoq e Kodiaq) su 7 disponibili che diventano 13 se si considerano le diverse varianti nelle quali i modelli sono proposti. La produzione di veicoli 4X4 è quasi raddoppiata negli ultimi 5 anni tanto da raggiungere il picco di 127.000 unità per il solo 2017. La Kodiaq è attualmente il modello più venduto e copre il 60% di tutte le Škoda integrali vendute. Dati a parte, spostiamoci sul lato ingegneristico e andiamo a scoprire assieme come è fatto il 4X4 delle Škoda di oggi.

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Ricordo quando, da piccolino, andavo a sbirciare quel telo un po’ annerito nell'auto-officina del nonno. Là sotto sonnecchiava, nascosta come una principessa nel suo castello, un'Alfa Romeo Duetto color panna. Imploravo il nonno di farmela vedere: tachimetro e contagiri mi guardavano come due occhioni grandi grandi. Rimanevo incantato a fissarli. Ma presto non bastò più. Come quando si trova un forziere nascosto: per un po' lo si fissa senza parole, ma poco dopo lo si vuole già aprire. Io la volevo sentire accesa! Sfiancavo il nonno e alla fine lo convincevo. Per accenderla ci voleva una tecnica minuziosa. Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, bisognava trattarla come la ragazza di cui si è innamorati. La si vorrebbe tutta e subito (sognavo spesso di girare la chiave e farla partire al primo colpo) e invece bisogna forzarsi ad essere equilibrati, un passo alla volta. Andava accarezzata, dovevi rispettare i suoi tempi. Quando partiva era un momento magico: l'avevi aspettata e corteggiata, ora era lì per te. Il gorgoglìo del bialbero, il ticchettio dei 40 doppio corpo… Questo fu l’inizio di quello che oggi sono diventato: un ingegnere meccanico giorno per giorno sempre più innamorato di ogni cosa sia mossa da un motore.