Muscle bike, che passione! – Quando le superbike erano nude

Maxi naked che passione, ma è solo storia di oggi? Non proprio anche 30 anni fa le nude con motori ipertrofici viaggiavano in pista, negli USA c'era addirittura un campionato. In sella fior di piloti capaci poi di vincere anche in 500. Oggi sono moto da nostalgici ma hanno ancora un perché. Ecco le nonne delle streetfighter moderne.

Nell’ultimo periodo i riflettori del mercato puntano sempre più spesso su maxi naked ipervitaminizzate, con motore, ciclistica, tecnologia e prestazioni da vere e proprie Superbike. Le discussioni sono accesissime. Le domande dei detrattori fioccano “ma a cosa servono?” “In pista che ci fai”? Basta vedere il rumore che ha fatto la Aprilia Tuono V4 X per rendersene conto. Ma chissà se anche 40 anni fa le discussioni erano le stesse. Si perché chi è entrato da tempo negli “anta” da un po’ non farà fatica a ricordare che una volta le superbike erano proprio nude a manubrio alto, almeno al di là dell’Oceano, dove la categoria affonda le sue radici.

NELLA LEGGENDA

All’inizio degli anni Ottanta piloti come Eddie Lawson, Wayne Rainey e Kevin Schwantz si davano battaglia con maxi senza carena, divenute così iconiche da ispirare un florido filone, quello delle cosiddette muscle bike che potremmo considerare le maxi naked ante litteram. Il genere fa battere il cuore a molti appassionati ancora oggi, nonostante la specie si sia ormai estinta nei listini. Il bello di queste moto è che sanno associare un’estetica old style a soluzioni tecnologiche nemmeno troppo datate. Non è un caso che, dopo una svalutazione iniziale, le loro quotazioni si mantengano stabili su livelli piuttosto alti.

L’IDENTIKIT

Tracciare il loro identikit è relativamente facile: passaporto giapponese, telaio a doppia culla in acciaio, motore a quattro cilindri in linea e look vintage, spesso associato a colorazioni che richiamano le corse del passato. Un altro elemento comune ai vari modelli è la presenza di un doppio ammortizzatore posteriore, soluzione che appaga la vista e permette di ricavare furbi vani portaoggetti sotto la sella. Quest’ultima ha sistematicamente dimensioni più generose rispetto agli standard delle naked attuali, eredità di un’epoca in cui l’attenzione al passeggero non era ancora stata sacrificata sull’altare delle leggi di marketing e del contenimento dei costi.Riscopriamo una per una le più celebri esponenti del segmento, in rigoroso ordine alfabetico.

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