Prova Michelin Road 5 Sport – Touring per vocazione

Botte piena e moglie ubriaca? I moderni pneumatici Sport Touring puntano a darvi di tutto un po’. Durata, miglior comportamento sul bagnato, e più efficacia nella guida “spigliata” sono i punti chiave su cui Michelin ha lavorato per il nuovo Road 5. Saranno riusciti nell’intento? Siamo andati in Spagna per verificarlo

23 febbraio 2018 - 11:02

  LIVE  

Se la battaglia nel campo degli pneumatici sportivi è senza esclusione di colpi, non è certo da meno quella sugli pneumatici Sport Touring, categoria che ultimamente sta acquisendo sempre maggiore importanza per la gran varietà di moto interessata a questo tipo di prodotto. Basta pensare al milione e mezzo di esemplari venduti di Pilot Road 4 per capire di cosa stiamo parlando. Un tempo questi erano solo pneumatici turistici, la parola sport non era contemplata. Questi prodotti avevano come target esclusivi una grande resa chilometrica e un buon comportamento sul bagnato. La parola “sport” è arrivata per forza, dopo che l’evoluzione delle moto cosiddette “turistiche” ha sfornato motori da 160-180 cv, elettroniche di controllo sofisticate e sospensioni semiattive. Cambiano cuore e “cervello”, devono cambiare anche le scarpe: da qui la logica evoluzione di questi pneumatici, che devono essere in grado di scaldarsi in tempi rapidissimi, lavorare in un ampio spettro di temperature (da molto freddo a molto caldo), offrire gran grip sul bagnato, assecondare ciclistiche divertenti e percorrere anche parecchia strada.
TRADIZIONE SPORT TOURING
In questo segmento Michelin è sicuramente uno dei marchi che ha più cose da dire. A Clermont Ferrand tengono particolarmente a questo segmento in cui, da sempre, riescono ad offrire prodotti di alto livello facendo innovazione. Un esempio sono i Pilot Road, pneumatici Sport Touring che nelle varie edizioni (ultimi in ordine di tempo il Pilot Road 3 e Pilot Road 4) hanno portato la novità delle “lamelle” per migliorare il drenaggio dell’acqua e quindi il grip su asfalto bagnato. Il Pilot Road 4 spinge molto sul lato turistico (evidenziato dal consistente numero di intagli), ma con il Road 5 (senza più Pilot) Michelin ha voluto rivoluzionare il suo pneumatico Sport Touring.
MEGLIO USATI CHE NUOVI

“Dopo 5.000 km di percorrenza su asfalto bagnato il Michelin Road 5 eguaglia le performance del Pilot Road 4 da nuovo”. Basterebbe questa frase, contenuta nel comunicato stampa e verificata sul campo da un test dimostrativo sul circuito Monteblanco nei pressi di Siviglia, per chiudere l’argomento Michelin Road 5. Ma il lavoro svolto dal centro ricerca e sviluppo di Ladoux (la cattedrale del pneumatico) va ben oltre questo risultato. Basta guardarli per capire che i Road 5 esprimono un concetto leggermente diverso rispetto ai Pilot Road 4. Esteticamente il Road 5 appare come un prodotto in cui il lato Sport ha un po’ di peso in più. Le lamelle sono più corte, i pani di gomma più ampi. Il rapporto vuoto-pieno (12%) resta consistente ma come è distribuito a fare la differenza. Perché la parte centrale del posteriore è quasi priva di intagli, che sono invece numerosi e profondi negli angoli (10-35°) utilizzati in caso di guida sul bagnato. La spalla (da 38° in poi), invece, è praticamente slick.
RIGIDA DOVE SERVE

Due le novità introdotte da Michelin sulla Road 5: la carcassa ACT+ (Active Casing Technology) a rigidezza differenziata (meno rigidezza in centro, più rigidezza sulle spalle grazie all’aggiunta di una tela supplementare) e la mescola sulle spalle del posteriore che utilizza il Carbon Black (componente tipico delle gomme sportive) invece della silice (componente tipico delle gomme turistiche) per offrire un livello di grip superiore. Entrambi gli pneumatici sono bimescola, con il posteriore che utilizza la tecnologia 2CT + in cui la mescola “dura” centrale s’infila sotto la “morbida” sulle spalle, per evitare quanto più possibile discontinuità. Utilizzando la tecnica del 3D Metal Printing Michelin è riuscita ad ottenere stampi estremamente complessi e precisi, definendo la seconda generazione di lamelle (XST EVO) che ora hanno un piccolo “serbatoio” sul fondo, consentendo al battistrada di non perdere la capacità di drenare acqua anche a pneumatico consumato. Una tecnologia che Michelin importa dal mondo degli pneumatici invernali per auto.
NUMERI E MISURE

I Michelin Road 5 sono disponibili da gennaio 2018 in molte misure: 120/60 ZR 17 e 120/70 ZR 17 per l’anteriore, mentre per il posteriore la scelta è più ampia, 150/70 ZR 17, 160/60 ZR 17, 180/55 ZR 17, 190/50 ZR 17 e 190/55 ZR 17. Da notare che non sostituiranno i Pilot Road 4, che rimarranno in gamma assieme ai Pilot Road 3 e 2. I Michelin Road 5 Trail con misure dedicate alle maxienduro e crossover prevedono l’anteriore 110/80 R 19 e il posteriore 150/70 R 17. A giugno 2018 arriveranno l’anteriore 120/70 ZR 19 e il posteriore 170/60 ZR 17, dedicati alle crossover ad altissime prestazioni.
  RIDE  

Il parterre delle moto presenti alla prova fa capire l’indole del nuovo prodotto Michelin. Se in occasione della prova del Pilot Road 4, che resta comunque in gamma, erano moto come R 1200 RT o Kawasaki GTR a farla da padrone, oggi ci troviamo al cospetto di Triumph 1290 Super Duke GT, Triumph Speed Triple, Yamaha Tracer 900, Aprilia Tuono 1100, oltre ad altre naked di media cilindrata. Insomma, sebbene in Michelin affermino di tenere il lato turistico in grandissima considerazione, appare chiaro che la Road 5 punti a essere più dinamica rispetto alla Road 4. Lo dice anche il nuovo profilo dell’anteriore, leggermente più appuntito per offrire più agilità.
PROVE DIVERSE

Come sempre accade per Michelin, la giornata di prove è ben strutturata e composta da vari “workshop” (pardon “atelier”, i francesi ci tengono…) in cui misurare il nuovo arrivato in condizioni molto differenti. Pista allagata (con due frenate in ABS), pista asciutta, lungo tour stradale. Il Road 5 mi ha convinto pienamente sul bagnato: la prima prova su pista allagata con una Triumph Street Triple 765 trasmette grande feeling, l’avantreno è preciso, infonde fiducia in ingresso curva. Si guida molto “sciolti” e il posteriore sopporta manate di gas poco “ortodosse”. Qualche micro scivolamento (posteriore) compare solo quando cambio moto, saltando su una Yamaha MT-10, ma il comportamento resta di ottimo livello.
IN PISTA

Sebbene non siano pneumatici pistaioli, i giri in circuito, in cui si riescono a raggiungere velocità molto più elevate che su strada, evidenziano il temperamento più sportivo dei Road 5 rispetto ai Road 4. La carcassa appare più stabile, l’effetto stand-up è molto limitato (ma dipende dalla moto) e con la Ducati Supersport riesco a guidare veloce in scioltezza, staccando “sotto” e dimenticandomi che sto montando pneumatici turistici. Il LED in accelerazione avvisa che sono spesso sotto la vigile tutela dell’elettronica, ma in generale su moto leggere come Street Triple o Ducati Supersport il Road 5 fa la sua bella figura anche guidando a ritmi ben poco turistici. Più cavalli e peso: con la BMW S 1000 XR su circuito si percepisce una ovvia e maggiore deriva, più evidente sull’anteriore in ingresso (dove compare un po’ di sottosterzo) che sul posteriore, che invece a mio parere ha un ottimo livello di grip e di spinta laterale, dimostrandosi più “sostenuto” di carcassa rispetto al Road 4. In velocità (oltre 220 km/h) la sensazione è che l’avantreno della XR non sia propriamente piantato. Non parlo di instabilità perché la moto fila via bella dritta, ma di una certa leggerezza percepita di sterzo.
SU STRADA

I risultati sono confermati nel lungo giro stradale, dove passo da Honda CB650F, KTM Super Duke GT e Aprilia Tuono. Le moto leggere non riescono a impensierire il Road 5, che dimostra di reggere bene ritmi decisamente veloci anche guidando in modo aggressivo. Mi piacciono i profili, che sembrano più “svelti” rispetto al Road 4, e si parlano bene: ne consegue una discesa in piega piuttosto omogenea e rassicurante. Il comfort resta valido, anche se a sensazione la capacità di assorbire i colpi (il cosiddetto kickback) è leggermente inferiore rispetto al Road 4, logico visto il temperamento del nuovo arrivato, e del resto anche se i moderni Sport Touring sono veramente eclettici non si può pretendere di avere tutto.
PIÙ PESO E CAVALLI

Anche su strada, alzando peso e prestazioni con moto che “spingono” di più sugli pneumatici, si avverte qualche movimento di carcassa ma si parla di situazioni limite, ritmi di guida che nulla hanno a che vedere con il turismo. La Aprilia Tuono, da sempre il mio “banco prova” preferito quando si parla di prove pneumatici, conferma i passi avanti fatti dal Road 5 in direzione di un maggiore dinamismo di guida, grazie a una buona precisione nella definizione e nel mantenimento della linea e a un buon sostegno nella fase frenata/ingresso curva. Se anche la durata – che noi ovviamente non abbiamo potuto verificare, così come andrà verificato il comportamento con asfalto molto caldo e l’omogeneità di usura nel punto di giunzione delle due mescole – sarà paragonabile a quella delle Pilot Road 4, allora Michelin avrà davvero fatto un buon lavoro.

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